Il nostro Sistema Sanitario Nazionale (SSN) “è un sistema malato ma trattabile, però ci vuole un nuovo patto politico e sociale” – ha spiegato Nino Cartabellotta che, con Fondazione GIMBE, ha presentato già nel marzo 2023 il “Piano di Rilancio del SSN” . Un patto che richiede la presa di consapevolezza attiva, da parte dei cittadini, di una situazione che sta scivolando verso la perdita di una delle più grandi conquiste sociali del nostro paese nonché pilastro della democrazia, il SSN.

Per coinvolgere i cittadini che sono “gli azionisti di maggioranza del SSN”, la campagna istituzionale GIMBE #SalviamoSSN da gennaio 2024 diventa una rete civica.

Quest’anno il nostro SSN, riconosciuto come il modello di servizio sanitario nazionale migliore al mondo perché basato sui principi fondamentali di universalità, uguaglianza ed equità e finanziato dalla fiscalità generale, compie 45 anni. Un compleanno amaro che rischia di segnare l’ulteriore tappa di un “lento, silenzioso ma inesorabile scivolamento di un ghiacciaio” – ha spigato il presidente di GIMBE-che ci porterà a perdere il SSN, almeno come lo conosciamo.

Infatti, se consideriamo che nel 2022 il 21,4% della spesa sanitaria complessiva del paese è stata coperta dai cittadini di tasca propria, significa che senza saperlo stiamo transitando verso un sistema che, secondo i criteri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, viene già considerato “misto” (pubblico e privato). Tutto ciò trasformando l’assistenza in un “esamificio” che non riesce e non può soddisfare le esigenze di salute di cittadini che stanno inesorabilmente perdendo la possibilità di “presa in carico”, fondamentale soprattutto per i malati cronici.

E i dati parlano chiaro. Infatti, se è vero che il DEF (Documento di Economia e Finanze) pubblicato il 9 aprile, non prevede ulteriori “tagli alla sanità”, è anche vero che i soldi stanziati servono a mala pena a far fronte all’inflazione ed alle “spese ordinarie”,

In particolare, ha spiegato Cartabellotta, – “è vero che la legge di bilancio 2024  ha stanziato 3 miliardi in più per l’anno 2024 ma di questi 3 miliardi 2,4 servono per il rinnovo dei contratti del personale dipendente e convenzionato, per cui alle regioni rimangono “briciole” per rafforzare il loro SSN”-Se poi consideriamo che nel 2023 l’inflazione è stata al 5,7%, è facile intuire che “il 2023 ce lo siamo mangiato con l’inflazione”.

“Il paese da 15 anni non solo taglia ma non investe e non si vede un rilancio del finanziamento pubblico al SSN” – ha detto Cartabellotta. Ed il problema è proprio l’assenza di una pianificazione che tenga conto non solo delle esigenze dei cittadini, ma anche dell’investimento in termini di ricchezza per il paese costituito dalla spesa per la sanità.

“Spesso sentite dire che la sanità consuma poco più del 6% del PIL però poi ne produce l’11%; ma quell’11% è fortemente sottostimato perché riguarda l’impatto diretto che ha la sanità sul mercato; invece, il livello di salute e di benessere della popolazione, del wellfare più genericamente inteso, condiziona la ricchezza del paese.”- ha spiegato il Presidente di GIMBE. E’ ovvio infatti intuire che chi non è in salute o deve occuparsi di persone malate non può lavorare, non consuma ed erode risorse economiche e sociali- “noi siamo ai primi posti per aspettativa di vita ma gli ultimi per aspettativa di vita in buona salute; viviamo a lungo ma invecchiamo male”.

Molti paesi, come la Germania, lo hanno capito e hanno reinvestito dopo il COVID-19, mentre l’Italia no. “Nel 2010 la spesa sanitaria pubblica pro capite era pari alla media dei paesi europei, negli anni dei grandi tagli (2010-2019) le curve si allontanano ma, soprattutto, negli anni del COVID-19 la forbice si è allargata e siamo arrivati nel 2022 con una differenza pro capite di circa 839 euro, che significa 47,5 miliardi all’anno in meno per l’Italia  rispetto alla media dei paesi europei  (inclusi paesi a reddito non elevato n.d.r)”-ha continuato Cartabellotta-“ Quelli che hanno reinvestito dopo il COVID-19 in modo importante hanno fatto il ragionamento che se la popolazione non sta bene il paese non cresce, invece in Italia si fa il ragionamento contrario  per cui il paese cresce poco e la sanità non può avere investimenti”- ha concluso.

Ma questo “lento scivolamento del ghiacciaio “si può interrompere tramite una presa di coscienza ed un’azione comune di rilancio del SSN, obiettivi della rete civica #SalviamoSSN.

Per partecipare alla rete civica #SalviamoSSN:  https://www.salviamo-ssn.it/rete-salviamossn