E’ opportuno sospendere gli anticoagulanti dopo un primo episodio di tromboembolismo venoso in pazienti con difetto congenito di antitrombina, proteina C o proteina S? Nuove informazioni giungono da uno studio coreano.

Le trombofilie ereditarie cosiddette gravi (difetto congenito di antitrombina, proteina C o proteina S) comportano un aumento del rischio che un episodio di tromboembolismo venoso (TEV), cioè una trombosi venosa profonda o un’embolia polmonare, possa ripetersi. Per questo motivo, le linee guida generalmente raccomandano di proseguire la terapia anticoagulante a tempo indeterminato dopo un primo episodio di TEV. Tuttavia, sono ancora relativamente pochi gli studi a lungo termine che hanno confrontato direttamente ciò che accade nei pazienti che continuano la terapia rispetto a quelli che la interrompono.

Lo scopo di uno studio coreano recentemente pubblicato (1) è stato quello di confrontare il rischio di una nuova trombosi o embolia e quello di emorragie maggiori nei pazienti con trombofilia ereditaria che avevano continuato oppure sospeso la terapia anticoagulante dopo un primo episodio di TEV.

Lo studio ha analizzato retrospettivamente 103 pazienti con deficit ereditario antitrombina, proteina C o proteina S, che avevano avuto un primo episodio di TEV tra il 1987 e il 2023. Di questi, 49 avevano continuato la terapia anticoagulante e 54 l’avevano sospesa. L’età mediana dei pazienti era di 39 anni (con un intervallo da 11 a 81 anni) e il 68% erano uomini.

I pazienti sono stati seguiti per un periodo mediano di 6 anni. Durante il follow-up, una nuova trombosi o embolia oppure un’emorragia maggiore si sono verificate molto più frequentemente nei pazienti che avevano sospeso l’anticoagulante rispetto a quelli che lo avevano continuato: 66,7% contro 4,1%.

A 10 anni, la percentuale di pazienti che non aveva avuto né una recidiva tromboembolica né un’emorragia maggiore era del 95,1% tra coloro che avevano continuato la terapia, rispetto al 42,1% tra coloro che l’avevano sospesa. La differenza era dovuta soprattutto alla comparsa di nuove trombosi o embolie: queste si sono verificate nel 63,0% dei pazienti che avevano sospeso l’anticoagulante, rispetto al 4,1% di quelli che avevano continuato la terapia.

In questo studio le emorragie maggiori sono state poco frequenti e, sorprendentemente, si sono verificate soltanto nel gruppo che aveva sospeso la terapia (5,6%), mentre non se ne sono osservate nel gruppo che aveva continuato l’anticoagulante.

L’ analisi statistica ha inoltre mostrato che la sospensione della terapia anticoagulante era l’unico fattore che risultava associato in modo indipendente a un aumento del rischio di una nuova trombosi o embolia.

Conclusioni

In conclusione, nei pazienti con deficit ereditario di antitrombina, proteina C o proteina S che hanno già avuto un episodio di TEV, la sospensione della terapia anticoagulante è risultata associata a un marcato aumento del rischio di una nuova trombosi o embolia, senza che si osservasse una riduzione delle emorragie maggiori. Questi risultati sostengono quindi l’opportunità di proseguire a tempo indeterminato la terapia anticoagulante dopo un primo episodio di TEV in questa particolare popolazione di pazienti.

 

Bibliografia

1 Sang-A Kim, Sin Young Park, Ji Yun Lee, Junshik Hong, Sang-Hoon Na, Jeong-Ok Lee, Soo-Mee Bang. Risks of anticoagulation discontinuation after first venous thromboembolism in inherited thrombophilia: a long-term cohort study. Res Pract Thromb Haemost. 2026;10:e106788

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