Presentata al 10° Convegno di Fondazione Arianna Anticoagulazione e anticoagulazione.it la campagna nazionale "Ritorno in gioco-vincere la trombosi nello sport”: la prima campagna italiana di sensibilizzazione e ricerca dedicata agli atleti colpiti da tromboembolismo per aiutare sportivi, medici e operatori a prevenire la trombosi, riconoscerne i segnali e favorire il ritorno all’attività sportiva in sicurezza.

Lo sport e l’attività fisica in generale sono uno strumento fondamentale per la prevenzione di numerose patologie croniche e per il corretto sviluppo fisico e psicologico dei ragazzi. Tuttavia, può accadere che anche giovani e sportivi vadano incontro a trombosi venosa profonda o embolia polmonare. Il problema è scarsamente conosciuto, spesso sottovalutato e mancano informazioni dalla letteratura scientifica per una sua adeguata gestione.

Per aiutare sportivi e operatori a prevenire la trombosi, riconoscerne i segnali e favorire il ritorno all’attività sportiva in sicurezza, Fondazione Arianna Anticoagulazione, dà il via alla campagna “ “Ritorno in gioco-vincere la trombosi nello sport “ e ad un progetto di ricerca in collaborazione con l’Associazione Italiana Pazienti Anticoagulati (A.I.P.A) di Cremona, con la Federazione dei Centri per la diagnosi della trombosi e la Sorveglianza delle terapia Antitrombotiche (F.C.S.A).

Perché la trombosi può interessare anche lo sportivo?

Sebbene gli sportivi siano generalmente considerati a basso rischio di tromboembolismo venoso (trombosi venosa profonda e embolia polmonare), non ne sono però immuni in quanto, oltre ai fattori di rischio congeniti o acquisiti che interessano la popolazione generale, possono essere esposti a specifici fattori predisponenti legati alla pratica sportiva, tra cui l’utilizzo ripetitivo di alcuni distretti muscolari, la disidratazione, l’immobilizzazione post-infortunio, i viaggi frequenti a lunga distanza e l’uso di contraccettivi orali nelle atlete (1).

Inoltre, numerose evidenze hanno dimostrato che l’esercizio fisico, di per sé, influenza significativamente l’equilibrio del sistema emostatico, determinando una modulazione dinamica tra fattori procoagulanti e anticoagulanti che in caso di attività intensa può indurre un aumento transitorio sia della coagulabilità del sangue e dell’aggregazione piastrinica che dell’attività fibrinolitica (cioè della capacità di “sciogliere” il trombo) (2).

Un sottile equilibrio, quindi, che può essere “sbilanciato” da situazioni particolari e da fattori predisponenti. Ad esempio, sport caratterizzati da movimenti ripetitivi o da sforzi intensi possono essere associati a trombosi degli arti superiori o degli arti inferiori in relazione al distretto muscolare maggiormente sollecitato. In letteratura sono descritti casi di trombosi, più spesso venosa, dell’arto superiore nel baseball, hockey, pallavolo, basket, canoa e canottaggio, sollevamento pesi, oppure dell’arto inferiore come nella corsa e negli sport a rischio di traumi.

Quali conseguenze può avere la trombosi nello sportivo?

L’insorgenza di complicanze trombotiche può avere profonde implicazioni non solo nell’immediato, ma anche a lungo termine sull’attività sportiva, con la comparsa di sindrome post trombotica o di limitazioni alla performance cardiorespiratoria per gli esiti dell’embolia polmonare. La terapia anticoagulante stessa, fondamentale per ridurre il rischio di complicanze gravi come l’embolia polmonare e, in casi estremi, la morte per embolia polmonare fatale, rappresenta un ulteriore fattore di limitazione all’attività fisica intensiva, in particolare per quegli sport ad elevato rischio di traumi e cadute, per l’incremento del rischio emorragico.

Tutto ciò può comportare cambiamenti rilevanti nel percorso di vita dei giovani sportivi e nel percorso professionale degli atleti di alto livello, fino all’interruzione precoce della carriera o a lunghe assenze da gare e allenamenti a causa della necessità di trattamenti anticoagulanti a lungo termine, con evidenti ripercussioni anche sulla sfera psicologica dell’individuo.

Una condizione poco conosciuta

Alcuni sportivi di fama internazionale hanno contribuito ad aumentare la consapevolezza su questa condizione rendendo pubblica la propria esperienza clinica come Serena Williams, una delle più grandi atlete del tennis professionistico, affetta da embolia polmonare recidivante o Agostino Abbagnale, campione olimpico e mondiale di canottaggio che ha gareggiato in terapia anticoagulante per il trattamento di ripetute trombosi venose.

Nonostante ciò, la percezione del rischio rimane limitata, sia tra gli atleti che tra gli operatori del settore, e i sintomi vengono particolarmente sottovalutati o misconosciuti proprio negli atleti in quanto possono simulare disturbi legati all’attività sportiva stessa (ad esempio il classico “strappo muscolare”).

È quindi fondamentale promuovere una maggiore consapevolezza del rischio tromboembolico nello sport. Allenatori, medici sportivi e atleti devono essere adeguatamente informati sui segni e sintomi del tromboembolismo venoso e sui fattori predisponenti. Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta alle atlete che utilizzano contraccettivi ormonali, valutando alternative nei soggetti a rischio elevato.

La campagna “Ritorno in gioco-vincere la trombosi nello sport” promossa da Fondazione Arianna Anticoagulazione, in collaborazione con l’Associazione Italiana Pazienti Anticoagulati di Cremona (A.I.P.A.), vuole aumentare la consapevolezza sulle misure di prevenzione e sul riconoscimento precoce dei sintomi della trombosi, spesso misconosciuti nello sportivo.

Cosa dice la letteratura scientifica?

La poca attenzione a questo ambito si riflette nello scarso numero di pubblicazioni scientifiche disponibili. Infatti, gli studi pubblicati dal 1950 ad oggi su questo argomento sono per l’80% report di casi clinici; si contano inoltre solo otto studi osservazionali di dimensioni molto limitate e 18 review o opinione di esperti, tra cui il recente position paper di F.C.S.A (3).

La raccolta organizzata di dati in questo ambito è complessa e sostanzialmente non finanziata,  tanto è vero che una delle poche ricerche disponibili ha dedotto le informazioni da quanto pubblicato sui media riguardo episodi di tromboembolismo venoso (TEV) in atleti professionisti, appartenenti alle principali leghe statunitensi (4): dal 1999 al 2016 sono state individuate online informazioni su 55 atleti professionisti che sono andati incontro ad episodi di trombosi venosa profonda all’arto superiore o inferiore e\o embolie polmonare. Sei atleti hanno avuto episodi ripetuti di TEV. In circa la metà dei casi è stato possibile identificare fattori di rischio, ma non si può escludere che anche altri atleti avessero fattori predisponenti (sebbene non emergessero dai report pubblici). Complessivamente l’85 % degli atleti è ritornato a giocare, senza differenza significative nei tempi di ritorno all’attività agonistica tra i vari sport. Il tempo medio di sospensione dal gioco è stato di 6,7 mesi, ma si andava da un minimo di 3 mesi al ritiro definitivo dall’attività. Gli atleti con TVP all’arto superiore ritornavano più velocemente all’attività sportiva rispetto agli altri. Le informazioni sul tipo e la durata dei trattamenti erano scarse e non consentivano di trarre conclusioni. “Ci auguriamo che questo studio fornisca le basi per future ricerche sulla gestione della TEV, al fine di aiutare gli atleti a rimanere in salute e a tornare a praticare il loro sport”- concludono gli autori (4).

La carenza di informazioni relative alle cause, ai fattori di rischio modificabili, alla gestione clinica degli atleti con tromboembolismo venoso e alla gestione delle terapie anticoagulanti relativamente alla durata e ripresa dell’attività sportiva, rappresenta una criticità rilevante.

La ricerca di Fondazione Arianna Anticoagulazione

Per questo motivo Fondazione Arianna Anticoagulazione ha avviato un lavoro di ricerca clinica in collaborazione con F.C.S.A, che coinvolgerà numerosi Centri Trombosi italiani e alcune Medicine dello Sport al fine di individuare fattori predisponenti potenzialmente prevenibili e di analizzare le attuali strategie per la gestione della trombosi e della terapia anticoagulante nello sportivo, consentendo il “ritorno in gioco” in sicurezza.

Si tratta di un ambito in cui le evidenze scientifiche sono ancora limitate (5) e dove molte decisioni cliniche vengono oggi assunte sulla base dell’esperienza individuale dei professionisti” -ha spiegato Daniela Poli, Presidente di Fondazione Arianna Anticoagulazione e tra gli autori del documento di consenso F.C.S.A. sulla gestione della terapia anticoagulanti negli sportivi- “il nostro studio raccoglierà anche informazioni  sulla gestione dei pazienti anticoagulati,  che vogliono iniziare una attività sportiva. Una realtà sempre più frequente che deve essere affrontata sulla base di dati solidi. L’esperienza dei centri FCSA e di altri centri trombosi può fornire un importante contribuito alla raccolta di questi dati e alla ricerca scientifica tramite il registro osservazionale START, già avviato in collaborazione con Fondazione Arianna” -ha concluso Poli.

 

Si ringrazia  A.I.P.A Cremona per il supporto all’iniziativa

 

Leggi anche:

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Bibliografia:
  1. Miele C, Mennitti C, Gentile A, et al. Thrombosis and Thrombotic Risk in Athletes. J Clin Med. 2024;13(16):4881. Published 2024 Aug 19. doi:3390/jcm13164881
  2. Kicken CH, Miszta A, Kelchtermans H, De Laat B. Hemostasis during Extreme Exertion. Semin Thromb Hemost. 2018;44(7):640-650. doi:1055/s-0038-1639502
  3. Campello E, Cappugi C, Catalani F, Poli D, Bucciarelli P. Management of Anticoagulant Therapy in Athletes and Sportspeople: Italian Federation of Centers for Diagnosis and Surveillance of the Antithrombotic Therapies (FCSA) Position Paper. Thromb Haemost. 2025;125(11):1085-1098. doi:1055/a-2632-3197
  4. Bishop M, Astolfi M, Padegimas E, DeLuca P, Hammoud S. Venous Thromboembolism Within Professional American Sport Leagues. Orthop J Sports Med. 2017;5(12):2325967117745530. Published 2017 Dec 19. doi:1177/2325967117745530
  5. Bikdeli B, Middeldorp S, Wasfy JH, Spyropoulos AC, Jimenez D. Fatal Pulmonary Embolism in Professional Athletes: A Window Into a Broader VTE Problem. J Am Coll Cardiol. Published online May 13, 2026. doi:10.1016/j.jacc.2026.03.166

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