Condizioni che richiedono una terapia anticoagulante (tromboembolismo venoso e fibrillazione atriale) possono presentarsi anche in giovani ed atleti. Se, infatti, è noto che una attività fisica moderata previene entrambe le patologie, sforzi ad alta intensità come quelli a cui sono sottoposti atleti agonisti, possono paradossalmente favorire la loro insorgenza.

In particolare, condizioni o situazioni che si verificano frequentemente negli sportivi come la disidratazione, i lunghi viaggi, i traumi con eventuale immobilizzazione, l’utilizzo ripetitivo di alcuni gruppi muscolari con compressione delle strutture vascolari sottostanti (pensiamo ai ciclisti in cui si sviluppa ipertrofia del muscolo gastrocnemio con compressione della vena poplitea), possono in alcuni casi favorire il verificarsi di episodi di tromboembolismo venoso, che richiedono pertanto una terapia anticoagulante.

Quando e come riprendere l’attività sportiva?  Quali sono gli sport consigliati e quali a rischio più elevato, se si sta assumendo una terapia anticoagulante?  Come comportarsi in caso di sport “di contatto” come il calcio ed il basket?

Il documento di consenso FCSA, appena pubblicato, vuole fornire, alla luce della lunga esperienza acquisita da parte dei Centri FCSA, importanti indicazioni pratiche per il clinico che si trova ad agire in un ambito dove le evidenze scientifiche sono carenti e, di conseguenza anche le linee guida non si esprimono…a parte dire che “in caso di terapia anticoagulante in corso gli sport di contatto e di collisione non sono raccomandati”.

Ma il discorso è molto più ampio, e gli esperti che hanno redatto il “position paper” hanno cercato di esplorare ogni ambito del problema, partendo da una definizione di tipo di sport in base al rischio di traumatismo per arrivare a suggerire strategie che, tenendo conto anche degli strumenti a disposizione (come il dosaggio dei livelli ematici dei farmaci e lo studio della trombofilia) possano garantire alla persona che intende proseguire o iniziare un’attività sportiva (dal bambino che vuole giocare a basket all’adulto atleta professionista) una strategia mirata per farlo in sicurezza.

Chiaramente questo approccio, per la mancanza di indicazioni da parte delle linee guida, richiede una stretta collaborazione tra clinici esperti in discipline differenti (valutazione multidisciplinare) e, soprattutto, tra medico, paziente e società sportiva, al fine di evitare che chi potrebbe continuare un’attività sportiva la sospenda o, ancora peggio, chi dovrebbe continuare una terapia anticoagulante per prevenire ulteriori eventi tromboembolici, la interrompa  inutilmente per poter riprendere uno sport.

Bibliografia

Campello E, Cappugi C, Catalani F, Poli D, Bucciarelli P. Management of Anticoagulant Therapy in Athletes and Sportspeople: Italian Federation of Centers for Diagnosis and Surveillance of the Antithrombotic Therapies (FCSA) Position Paper. Thromb Haemost. 2025 Jun 24. doi: 10.1055/a-2632-3197. Epub ahead of print. PMID: 40499916.