Presentato nella sede della Camera dei deputati alla presenza dei rappresentanti della maggior parte delle forze politiche il 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale della Fondazione GIMBE, ente di ricerca indipendente che fornisce annualmente un’analisi dettagliata della situazione nazionale al fine di fornire indicazioni per la salvaguardia del SSN.

GIMBE parte da un principio: il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), istituito nel 1978 grazie all’allora Ministra della Sanità, Tina Anselmi, costituisce una conquista sociale irrinunciabile, un vero e proprio pilastro della nostra democrazia ad adempimento dell’articolo 32 della costituzione che cita “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Pertanto, il SSN va salvato!

Ma in quali condizioni versa il Servizio Sanitario Nazionale? Sarà salvabile?

L’analisi che offre la Fondazione GIMBE apre spiragli di speranza ma a patto che venga fatta la scelta di mettere la salute dei cittadini al centro di tutte le politiche pubbliche, e non soltanto di quello strettamente sanitarie. Non a caso questo è proprio il primo punto del Piano di Rilancio del Servizio Sanitario Nazionale proposto da GIMBE.

Un piano che non può, ovviamente, fare a meno di evidenziare l’urgenza di aumentare il finanziamento pubblico alla Sanità, ma che include questo punto come elemento di una visione molto più ampia che parte dalla necessità di “produrre meno malati” attraverso prevenzione, alfabetizzazione scientifica della popolazione e diffusione di una cultura della salute che richiede anche partecipazione civica e coesione sociale.

«Il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo. Il sottofinanziamento strutturale, le diseguaglianze territoriali e sociali e la profonda crisi del personale stanno progressivamente erodendo i princìpi di universalità, uguaglianza ed equità. Queste criticità non cancellano il diritto alla tutela della salute, ma ne compromettono l’effettiva esigibilità, sempre più condizionata dal CAP di residenza e dalle condizioni economiche: oggi chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami»-ha spiegato Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE.

La stagione dei “grandi tagli” e il sottofinanziamento cronico

“Durante la stagione dei tagli (2010-2019) alla sanità pubblica sono stati sottratti oltre 37 miliardi ”-evidenzia il rapporto GIMBE e, sebbene negli anni della pandemia le risorse allocate alla sanità siano aumentate, segnando formalmente la fine dei tagli, questo incremento non ha consentito un rafforzamento strutturale del SSN essendo stato assorbito in gran parte dai costi della pandemia prima e dall’inflazione dopo.

Ma la cosa più grave, ha fatto notare Cartabellotta, è che buona parte del de-finanziamento (36,8 miliardi in meno dal 2012 al 2025) “è stato scaricato sulle spalle del personale sanitario”.

Il problema del personale

In sintesi, molti meno medici e infermieri negli ospedali pubblici e più lavoro, in modo tale da garantire il burn out cronico del personale! Non sorprende pertanto la “fuga” dalla sanità pubblica a cui stiamo assistendo con un dato sconcertante: per la prima volta nel 2025 il numero di medici che si sono licenziati dal SSN ha superato quelli che sono andati in pensione, grazie ad un aumento del 150% di dimissioni nel 2025 rispetto al 2024.

“La priorità delle priorità è il personale” ha spiegato Cartabellotta, mettendo l’accento su un problema che non è più solo finanziario (mancano i fondi per assumere medici e infermieri) ma è anche sociale: il lavoro del medico nelle strutture pubbliche (soprattutto per alcune specializzazioni fondamentali come la medicina di base, la medicina d’urgenza o la chirurgia) non è più attrattivo per i professionisti, sia per la difficoltà delle condizioni di lavoro che per il mancato riconoscimento sociale del ruolo.

Il ruolo della sanità privata

In realtà il numero complessivo dei medici in Italia, a differenza di quello degli infermieri, non è inferiore alla media dei paesi europei ma un numero sempre più elevato di professionisti (almeno il 26,1% secondo il rapporto GIMBE) non lavorano nel SSN né frequentano percorsi formativi post-laurea, andando ad alimentare le file di un privato sempre più “indipendente”, come dimostra anche  l’aumento del della spesa dei cittadini presso le strutture private “non accreditate” che è arrivata ad equiparare nel 2024 quella già molto elevata del privato accreditato (8,2 miliardi di euro in entrambi i casi).

“Numeri che documentano la progressiva espansione di un “secondo binario” dell’offerta sanitaria – precisa Cartabellotta – riservato a chi può pagare o dispone di un fondo sanitario o di una polizza assicurativa»

«Il privato convenzionato – spiega Cartabellotta – è parte integrante del SSN, ma bisogna rafforzare la governance pubblica per allineare accreditamento, volumi e remunerazione ai bisogni di salute e alla qualità dell’assistenza». Diversa è la dinamica del privato non accreditato o “privato puro”, il cui numero stesso di strutture non è nota per l’assenza di un censimento nazionale.

Il piano di GIMBE per il rilancio del Sevizio Sanitario nazionale

Fondamentale quindi, secondo il piano GIMBE, accanto all’aumento del finanziamento del SSN è la necessità di governare l’ecosistema pubblico-privati per garantire equità di accesso alle cure, qualità e tutela  dell’interesse pubblico.

Un interesse che va perseguito anche riducendo sprechi ed inefficienze e riallocando le risorse verso servizi di alto valore. Ma come facciamo a sapere quali sono le strategie più efficaci? E’ qui che entra in gioco la ricerca indipendente la quale tuttavia ha la necessità di basarsi su dati sanitari accessibili ed utilizzabili. Un punto, quest’ultimo, tutt’altro che scontato stante l’attuale situazione legislativa ed organizzativa italiana.

 

 

AVVERTENZA: Le informazioni contenute nel sito anticoagulazione.it hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Consulta sempre un medico prima di prendere decisioni sulla tua salute