L’idea di inibire i fattori di contatto della coagulazione (fattore XII e fattore XI) per prevenire o trattare la trombosi, a fronte di un basso rischio emorragico, non è nuova. Uno studio recente ha dimostrato come un anticorpo capace di legarsi al Fattore XI sia particolarmente efficace come antitrombotico.

Uno dei problemi relativi ai farmaci antitrombotici, non ancora risolto, è la loro sicurezza. A fronte di una provata efficacia, tutti gli antitrombotici di comune uso interferiscono con l’emostasi e comportano, pertanto, un certo rischio emorragico.

Osservazioni su modelli animali e umani dimostrano con sempre maggiore evidenza come l’inibizione del fattore XI della coagulazione possa essere una buona strategia per prevenire o trattare la trombosi, senza deprimere eccessivamente il processo emostatico, riducendo così il rischio emorragico. In un recente lavoro, Koch et al, hanno presentato dati relativi a un anticorpo (MAA868), capace di legare il dominio catalitico del fattore XI (zimogeno ed enzima attivo). Gli autori hanno dimostrato come l’anticorpo sia in grado di produrre attività anticoagulante in un modello murino di trombosi carotidea. Inoltre, l’anticorpo ha anche dimostrato buone proprietà anticoagulanti, senza provocare evidenti rischi emorragici in altri modelli sperimentali.

Sulla base di tali risultati gli autori hanno poi condotto uno studio su volontari sani, che hanno ricevuto una singola iniezione sottocutanea dell’anticorpo, dimostrando una buona tolleranza, a fronte di un allungamento dose-dipendente del tempo di tromboplastina parziale attivato (APTT) e la soppressione dell’attività del fattore XI, che perdurava per quattro o più settimane dall’iniezione sottocutanea, supportando quindi il razionale per uno studio di intervento. L’idea che l’inibizione del fattori di contatto della coagulazione (fattore XII e fattore XI) possa costituire un mezzo efficace e sicuro per prevenire o trattare la trombosi, a fronte di un basso rischio emorragico, non è nuova. È noto come questi fattori abbiano uno scarso rilievo nella funzione emostatica (pazienti carenti totali di fattore XII non sanguinano, neanche a seguito di intervento chirurgico o trauma, mentre soggetti carenti di fattore XI sanguinano, ma in maniera molto variabile). Al contempo questi fattori hanno un ruolo importante nel determinismo della trombosi.

Qualche studio clinico nella profilassi della trombosi è già stato condotto e altri sicuramente seguiranno per valutare se l’ipotesi di un farmaco ideale (efficacia combinata alla sicurezza) si possa in futuro avvalere del controllo dei fattori della via di contatto.

IN BREVE...
Uno dei problemi ancora irrisolti dei farmaci antitrombotici è la loro sicurezza. A fronte di una provata efficacia, tutti gli antitrombotici di comune uso interferiscono infatti con l’emostasi e comportano, pertanto, un certo rischio emorragico. Osservazioni su modelli animali e umani dimostrano con sempre maggiore evidenza come l’inibizione del fattore XI della coagulazione possa essere una buona strategia per prevenire o trattare la trombosi, senza deprimere eccessivamente il processo emostatico, riducendo così il rischio emorragico. Un lavoro in particolare ha dimostrato come in alcuni modelli animali un anticorpo abbia buone proprietà anticoagulanti, senza provocare evidenti rischi emorragici. Sulla base di tali risultati gli autori hanno poi condotto uno studio su volontari sani, che hanno ricevuto una singola iniezione sottocutanea dell’anticorpo, dimostrando una buona tolleranza, a fronte di un allungamento dose-dipendente del tempo di tromboplastina parziale attivato e la soppressione dell’attività del fattore XI, che perdurava per quattro o più settimane dall’iniezione sottocutanea.
Qualche studio clinico nella profilassi della trombosi è già stato condotto e altri sicuramente seguiranno per valutare se l’ipotesi di un farmaco ideale (efficacia combinata alla sicurezza) si possa in futuro avvalere del controllo dei fattori della via di contatto.




Bibliografia 

Koch AW, et al. MAA868, a novel FXI antibody with a unique binding mode, shows durable effects on markers of anticoagulation in humans. Blood 2019;133:1507-16

Daniela Poli

Centro Trombosi - SOD Malattie Aterotrombotiche - AOU Careggi Firenze

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