Si è svolta un’interessante e vivace tavola rotonda dal titolo: “Assistenza e qualità di vita dei pazienti anticoagulati: burocrazia a danno di medici e pazienti, progetti regionali. E le AIPA?” Partendo da punti di vista diversi, è stato dibattuto il diritto dei pazienti anticoagulati a ricevere un’adeguata assistenza e i problemi economici ed organizzativi che ostacolano tale legittimo obiettivo.


A breve disponibile su anticoagulazione.it il video completo della tavola rotonda. 


La Dr.ssa Marata, Coordinatore della Commissione Regionale del Farmaco (ER), componente CTS di AIFA, ha introdotto i lavori portando interessanti dati di natura economica ed amministrativa sulla prescrizione dei “Nuovi Anticoagulanti Orali”, i cosiddetti NAO, che hanno sostituito in parte la terapia con i “vecchi anticoagulanti orali”, i cumarinici.
Come noto, i NAO sono notevolmente più costosi dei cumarinici, ma hanno dimostrato indubbi vantaggi in alcune indicazioni, come la fibrillazione atriale e il tromboembolismo venoso, riducendo di molto la necessità di controlli di laboratorio per i pazienti trattati e riducendo anche, a condizione che vengano prescritti correttamente, alcune gravi complicanze della terapia con cumarinici come le emorragie cerebrali.
Quindi anche in Italia, come avvenuto in altri Paesi, i NAO hanno ormai superato i cumarinici come numero di nuovi pazienti trattati per anno. L’aumento delle prescrizioni per NAO sta però determinando un problema economico di sanità pubblica: la sostenibilità della spesa per la loro dispensazione a carico del SSN. Attualmente esistono limitazioni alla rimborsabilità dei NAO imposte dalle amministrazioni regionali e da AIFA. La rimborsabilità dei NAO è condizionata dalla necessità di compilare un piano terapeutico dettagliato (con indicazione controindicazioni non sempre in perfetta assonanza con la letteratura scientifica e le linee-guida internazionali) da parte di specialisti abilitati a tale compito, identificati dalle singole regioni. Visto che, nonostante questo, la spesa per i NAO continua ad aumentare, una prospettiva futura potrà consisterete dalla rinegoziazione dei prezzi di vendita di tali farmaci, tramite contrattazione tra AIFA e/o tra le singole regioni e le Aziende produttrici dei NAO.

La Dr.ssa Testa, presidente di FCSA, ha tuttavia spiegato che i problemi creati dalla compilazione e soprattutto dal rinnovo del piano terapeutico, che è richiesto con cadenza non superiore alle 52 settimane e a volte anche inferiore, sono davvero rilevanti. Infatti, tale attività impegna personale medico specializzato in un compito principalmente amministrativo, per un numero di ore spropositato. In base ad un calcolo approssimativo si è infatti stimato che vengano impiegate, nella sola attività di compilazione dei piani terapeutici per i NAO, circa 20.000 giornate di lavoro/anno. Nell’attuale carenza di organici delle strutture ospedaliere tale impegno risulta insostenibile: va ricordato che ogni ora impiegata da un medico in attività amministrativa risulta di fatto un’ora sottratta all’assistenza ed al colloquio con il paziente.

Il Prof. Pengo, Cardiologo di Padova, dopo un excursus sulla sua esperienza clinica in materia di anticoagulazione, ha illustrato alcune particolarità della prescrizione dei NAO nella regione Veneto. Queste differiscono, e non in modo marginale, da quelle in essere nella regione Emilia-Romagna che, a loro volta, sono diverse da quelle della regione Lombardia… Affrontare il problema, regione per regione, è molto complesso e non sembra il modo migliore per risolverlo.

Il Dr. Parretti, a nome di SIMG, Società Scientifica dei Medici di Medicina Generale, ha spiegato come siano in atto accordi con altre Società Scientifiche, come FCSA, per poter migliorare le conoscenze dei Medici di Famiglia sull’uso dei farmaci anticoagulanti in genere e dei NAO in particolare. Il maggior coinvolgimento dei MMG nel follow-up dei pazienti in trattamento con NAO e, in un prossimo futuro, anche nella scelta e prescrizione degli stessi potrebbe dare un contributo importante alla diffusione e corretto utilizzo di tali farmaci. Naturalmente, condizione imprescindibile è il maggior coinvolgimento dei mmg tramite: a) specifiche attività di formazione, per renderli sufficientemente esperti ed autonomi, e b) creazione di efficienti canali di collaborazione con gli specialisti ospedalieri per la gestione delle situazioni clinicamente più complesse.

L’Avvocato Merlin, presidente di FederAIPA (l’associazione dei pazienti anticoagulati) ha spiegato che l’interesse principale del paziente è, ovviamente, ricevere il migliore trattamento: scopo primario delle associazioni dei pazienti è tutelare tale interesse. Uno degli aspetti che appare chiaro dalle fasi precedenti del dibattito è la necessità di uniformare al più possibile l’offerta sanitaria sul territorio Nazionale, al fine di evitare che esistano cittadini di serie A e cittadini di serie B.
I punti fondamentali sui quali si baserà l’attività di FederAIPA, saranno: lo snellimento della burocrazia, la maggior informazione dei pazienti, il loro coinvolgimento nelle decisioni strategiche su farmaci salvavita ed il loro diritto ad avere, distribuiti sul territorio nazionale, punti di riferimento affidabili ed accessibili per le terapie anticoagulanti che, come noto, sono potenzialmente salvavita, ma possono risultare anche assai pericolose.

Il Prof. Prisco dell’Università di Firenze ed il Dr. Moia, Past President di FCSA, che co-moderavano la tavola rotonda hanno infine riassunto le idee e le proposte emerse sui vari temi trattati. Nelle conclusioni hanno ritenuto utile introdurre un ulteriore elemento di riflessione. La valutazione economica della spesa sanitaria non dovrebbe continuare a basarsi su meccanismi caratterizzati da “compartimenti stagni”. Come riportato dal Prof. Giancarlo Agnelli dell’Università di Perugia in una delle letture introduttive del Convegno, il progressivo diffondersi dei NAO ha finalmente determinato una riduzione degli ictus ischemici nella popolazione italiana. Infatti, ha consentito il corretto trattamento di pazienti che, prima, ricevevano trattamenti scarsamente efficaci, o nessun trattamento. Poiché le conseguenze di un ictus ischemico sono devastanti, non solo per la salute del paziente colpito, ma per la spesa sanitaria indotta (ricoveri, riabilitazione, perdita di capacità lavorativa e/o di autonomia) è indispensabile che, nella scelta delle terapie rimborsabili da parte del Servizio Sanitario, non venga utilizzato alcun meccanismo di “taglio lineare della spesa”. Oltre a mettere a rischio la salute dei pazienti, tale strategia sarebbe inefficace e probabilmente controproducente per la riduzione vera della spesa sanitaria.


Marco Moia

Past-President FCSA, Milano

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