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Un recente studio coordinato da M. Giustozzi1 ha evidenziato il reale utilizzo degli anticoagulanti, sia tradizionali sia di nuova generazione.

Le linee guida internazionali raccomandano di anticoagulare, con farmaci antagonisti della vitamina K (AVK) o nuovi anticoagulanti orali (NAO), i pazienti affetti da fibrillazione atriale non valvolare (FANV) che abbiano almeno 1 fattore di rischio per ictus (CHA2DS2-VASc score di ≥1).
Tuttavia, ad oggi, sono disponibili pochi dati sull’effettivo utilizzo di questi farmaci nella pratica clinica e sulle caratteristiche dei pazienti fibrillanti sottoposti a questi trattamenti. Per valutare questo aspetto, un gruppo di ricercatori italiani ha condotto uno studio che ha coinvolto 2338 pazienti fibrillanti, di cui 1314 trattati con NAO e 1024 in terapia con AVK. Dal confronto tra le due popolazioni di pazienti è emerso che: i pazienti in terapia con NAO hanno un rischio trombotico (calcolato con il punteggio CHA2DS2-VASc) ed emorragico (calcolato con il punteggio HAS-BLED) più elevato rispetto ai pazienti che assumono AVK; in particolare, i pazienti in trattamento con rivaroxaban o apixaban hanno un profilo di rischio globale peggiore rispetto ai soggetti che assumono dabigatran o AVK. Fattori di rischio come ipertensione, precedente ictus, sesso femminile, malattie vascolari e storia di sanguinamento sono più frequenti nei pazienti in NAO mentre insufficienza renale, età ≥75 anni e insufficienza cardiaca congestizia si riscontrano più frequentemente nei pazienti in AVK. Inoltre, i pazienti trattati con dosi ridotte di NAO (599 pazienti, 45,5%) ha un punteggio CHA2DS2-VASc e HAS-BLED più alto rispetto a quelli trattati con dosi regolari di NAO o AVK.
Da questi dati provenienti dalla vita reale emerge quindi come i pazienti fibrillanti in trattamento con apixaban e rivaroxaban hanno un rischio di ictus e di sanguinamento leggermente più alto rispetto ai soggetti trattati con warfarin o dabigatran. Quasi la metà dei pazienti in NAO, soprattutto quelli a più alto rischio trombotico ed emorragico, ricevono dosi ridotte del farmaco.

Bibliografia

  1. Giustozzi M et al., Vitamin K and non-vitamin K antagonist oral anticoagulants for non-valvular atrial fibrillation in real-life. Eur J Intern Med 2016; 33: 42-46.

Domenico Prisco

Professore ordinario di Medicina Interna, Università di Firenze e Direttore della SOD complessa Medicina Interna Interdisciplinare, Azienda ospedaliero-universitaria Careggi, Firenze

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