Uno studio osservazionale italiano ha seguito per un anno oltre 11.000 pazienti con fibrillazione atriale confermando i vantaggi della terapia anticoagulante, particolarmente nelle categorie ad alto rischio tromboembolico.

Un gruppo di ricercatori italiani ha seguito per un anno oltre 11.000 pazienti con fibrillazione atriale, focalizzandosi sulla relazione tra l’uso di terapia anticoagulante o antipiastrinica e l’incidenza di complicazioni emorragiche o trombotiche. Tra questi, 1.267 non hanno ricevuto alcun trattamento o solo trattamento con antipiastrinici (in questo caso si trattava di solito di pazienti giovani). Lo studio conferma ed estende i dati circa i vantaggi della terapia anticoagulante, particolarmente nelle categorie ad alto rischio tromboembolico e mostra come la persistenza in terapia possa essere particolarmente elevata nei pazienti che comunque vengono tenuti in osservazione attraverso uno studio registro.

I dati ottenuti da grandi registri osservazionali provenienti da casistiche non selezionate sono sempre importanti per ottenere delle informazioni utili a valutare come stiano cambiando gli scenari clinico-epidemiologici con cui ci si confronta quotidianamente. Questa necessità ha spinto varie Società Scientifiche a promuovere lo sviluppo di questi strumenti, e tra questa anche la Società Europea di Cardiologia (ESC) ha promosso nel 2012 la formazione del Registro EORP-AF (EURObservational Research Programme in AF). Alcuni ricercatori italiani hanno recentemente contribuito a pubblicare i primi dati tratti dalla fase osservazionale di lungo termine di tale registro fase osservazionale di lungo termine di tale registro Si tratta di dati di outcome a un anno, che si focalizzano sulla relazione tra l’uso di terapia anticoagulante o antipiastrinica e l’incidenza di complicazioni emorragiche o trombotiche. Lo studio ha coinvolto oltre 250 cardiologie sparse in 27 Paesi europei, per un totale di 11096 pazienti con Fibrillazione Atriale (FA) diagnosticati sia a livello ambulatoriale che di ricovero ospedaliero.
Essendo lo studio di natura osservazionale, i pazienti hanno ricevuto il trattamento ritenuto per loro più idoneo dai curanti, e rispecchiante per la maggior parte le Linee Guida ESC al momento dell’arruolamento.

Non stupisce pertanto che 1267 pazienti arruolati non hanno ricevuto alcun trattamento o solo trattamento con antipiastrinici: si trattava prevalentemente di pazienti giovani (in particolare coloro che non avevano ricevuto nemmeno l’antipiastrinico), maschi o con FA parossistica e generalmente a basso score CHA2DS2-Vasc. Sono invece interessanti alcuni dati di persistenza. Tra i 1267 pazienti non in trattamento anticoagulante, solo il 27% iniziava una terapia anticoagulante con anti-vitamina K (AVK) o NAO a un anno. Per contro, ben l’82% e l’84% dei pazienti in terapia con AVK o NAO persisteva nella terapia iniziata; l’8,5% dei pazienti in AVK passava a NAO, ma un 3,3% passava da NAO a AVK a un anno.
Ancora più interessanti poi i dati di complicanze tromboemboliche o emorragiche. Pur non essendo possibile un confronto diretto, non essendo questo uno studio randomizzato ma osservazionale, è interessante notare come i pazienti in trattamento anticoagulante presentavano un tasso solo lievemente ridotto di complicanze tromboemboliche (1.1 vs 1.6%) rispetto a chi non assumeva alcuna terapia anticoagulante.

Si può pertanto asserire che il trattamento anticoagulante “riporta” il rischio tromboembolico dei pazienti ad alto rischio a quello dei pazienti a più basso rischio, senza ovviamente eliminarlo completamente. A fronte di questo, era presente un rischio di emorragia maggiore lievemente superiore (2.4 vs 1.4%) nei pazienti in trattamento anticoagulante. Sia i NAO che gli AVK erano associati ad una riduzione del rischio del composito tromboembolismo/eventi cardiovascolari/morte; questo evento composito era invece più frequente nei pazienti con diabete, insufficienza renale cronica, pregressa storia di eventi cardio o cerebrovascolari.

In conclusione, lo studio conferma ed estende i dati circa i vantaggi della terapia anticoagulante, particolarmente nelle categorie ad alto rischio tromboembolico e mostra come la persistenza in terapia possa essere particolarmente elevata nei pazienti che comunque vengono tenuti in osservazione attraverso uno studio registro.

Alberto Tosetto

Dirigente medico, Divisione di Ematologia, Ospedale S. Bortolo, Vicenza

Hai una domanda da porre all'autore dell'articolo?

clicca questo box (la tua domanda sarà letta e risposta privatamente dall'autore senza essere pubblicata sul sito)

Vuoi pubblicare un commento in questa pagina?

il tuo commento sarà pubblicato dopo approvazione del CdR





Codice di sicurezza
Aggiorna

INFORMAZIONE PUBBLICITARIA

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Link alla Normativa