La dieta mediterranea, ricca di vegetali e frutta, non solo non danneggia la qualità della terapia anticoagulante con antivitamina K (AVK), ma anche riduce l’incidenza di eventi cardiovascolari nei pazienti anticoagulati per fibrillazione atriale (FA).

L’importante contributo dello studio italiano “Cancer-Dacus” 1, evidenzia un modo per decidere la durata dell’anticoagulazione in pazienti, affetti da cancro, con trombosi venosa profonda di gamba.

Un gruppo di ricercatori dell’università di Padova si è recentemente inserito in questo dibattito pubblicando i dati di uno studio retrospettivo, monocentrico, condotto su quasi 800 pazienti ultraottantenni, affetti da fibrillazione atriale non valvolare e trattati con anticoagulanti antagonisti della vitamina K.

Lo studio CHIRONE analizza il rischio di recidiva emorragica in corso di anticoagulazione. Nella prevenzione dell’ictus cerebrale ischemico, la terapia anticoagulante orale rappresenta il trattamento di scelta in condizioni di elevato rischio tromboembolico, come nel caso dei pazienti con fibrillazione atriale.

L’utilizzo dei coagulometri portatili è stato preso in considerazione per la prima volta alla fine degli anni ’80 negli Stati Uniti 1. Negli ultimi anni il loro utilizzo ha ricevuto sempre più vasti consensi anche in Europa dove studi clinici condotti in Germania 2, Austria 3, Olanda 4 e Italia 5,6 hanno dimostrato che questo tipo di gestione ha un’efficacia almeno pari al monitoraggio tradizionale degli AVK.

Cosa pensano dei nuovi farmaci anticoagulanti i pazienti ora trattati con quelli tradizionali. Uno studio analizza le opinioni dei pazienti seguiti in un centro trombosi italiano.

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