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Uno studio coordinato dal Prof. Paolo Prandoni e recentemente pubblicato su Thrombosis Research ha esaminato l'entità della ricanalizzazione di una trombosi venosa profonda (TVP) degli arti inferiori, in pazienti trattati con gli anticoagulanti orali diretti, noti anche come Nuovi Anticoagulanti Orali (NAO).

Nei pazienti con trombosi venosa profonda dopo il trattamento, sia con anticoagulanti orali diretti (NAO) sia con warfarin, si verifica la riduzione del tromboresiduo. Questo è il materiale di origine trombotica che rimane nella vena e che potrebbe dare origine a una recidiva. Lo studio rileva che nei pazienti trattati con NAO il residuo trombotico è meno frequente.

Dopo l'inizio di una terapia anticoagulante si assiste nel tempo ad una riduzione del cosiddetto tromboresiduo (TR), vale a dire di quella parte di materiale di origine trombotica che permane all'interno della vena. L'entità e le variazioni del TR sono state utilizzate sia per dirimere il sospetto diagnostico di recidiva di TVP (in caso di aumento del TR, oltre una certa soglia, rispetto al precedente controllo), sia per stimare il rischio di recidiva di TVP all'interruzione della terapia anticoagulante. L'assenza di TR è stata infatti correlata ad una minore incidenza di recidiva di TVP nei pazienti che sospendano una profilassi secondaria con farmaci anticoagulanti.

Nello studio di Prandoni et al. è stata esaminata l'entità del tromboresiduo dopo 3 e/o 6 mesi dall'evento in 352 pazienti con TVP prossimale trattati con NAO.
I NAO sono stati utilizzati, secondo scheda tecnica, o in singola terapia (cioè iniziando la terapia della TVP immediatamente con NAO, come previsto per alcuni farmaci), o con un breve periodo iniziale di uso di eparine (generalmente limitato ad una settimana, come previsto per gli altri NAO).
Il valore di TR nei pazienti trattati con NAO è stato paragonato ad una coorte storica di 1094 pazienti che erano stati trattati con gli antagonisti della vitamina K (AVK). Come noto il trattamento convenzionale con AVK prevede comunque alcuni giorni di uso di eparine contemporaneo agli AVK, fino al raggiungimento dell'NR terapeutico. In entrambe le coorti di pazienti il TR è stato definito come la persistenza, al controllo ecografico, di materiale trombotico che comportasse una incomprimibilità di almeno 4 mm di spessore della vena prossimale precedentemente interessata dalla trombosi. Un valore di TR così definito è stato individuato nel 41.2% dei pazienti tratti con NAO dopo 3 mesi e nel 21.1% dei pazienti trattati con NAO dopo 6 mesi.

I risultati corrispondenti nei pazienti trattati con AVK erano rispettivamente, 52.3% e 54.5%. Dopo aggiustamento delle caratteristiche iniziali dei pazienti, l'odds ratio del TR nei pazienti trattati con NAO, rispetto a quelli trattati con AVK, è a 3 mesi = 0.63 (intervallo di confidenza al 95% : 0.48-0.81) ed a 6 mesi = 0.17 (intervallo di confidenza al 95% : 0.11-0.26).

Gli Autori concludono che, nei pazienti con TVP prossimale degli arti inferiori trattati con NAO la persistenza del TR individuabile ultrasonograficamente avviene meno spesso nei pazienti trattati con NAO rispetto a quelli tratti con AVK. In considerazione dei risultati di studi clinici sulla rilevanza clinica del TR, questa osservazione potrebbe avere implicazioni nella prognosi dei pazienti con TVP.

Bibliografia
Prandoni P, Ageno W et al. Recanalization rate in patients with proximal vein thrombosis treated with the direct oral anticoagulants. Thomb Res 2017; 153:97-100

Marco Moia

Past-President FCSA, Milano

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