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Nel numero del 16 giugno 2015 della rivista Journal of American College of Cardiology sono stati pubblicati i risultati di una sottoanalisi dello studio RE-LY che ha confrontato l’uso di dabigatran (alle due dosi di 150 bid e 110 bid) verso warfarin nei pazienti con fibrillazione atriale (FA) non valvolare.

In questo studio gli autori hanno analizzato l’andamento della funzione renale nel tempo (come cretinina clearance calcolata con la formula di Cockroft-Gault ) nei due gruppi trattati con dabigatran e con warfarin.

E’ noto che la funzione renale è soggetta ad un progressivo declino con l’età che è stimato in circa 1 mL/min di filtrato glomerulare (FG) per anno a partire dai 40 anni di età. Dopo una mediana di 30 mesi di osservazione in entrambi i gruppi si è avuta l’attesa riduzione della funzione renale , tuttavia il declino è risultato maggiore tra i pazienti trattati con warfarin (-3.68 ± 0.24 mL/min) rispetto a quelli trattati con dabigatran (-2.57±0.24 mL/min per dabigatran 110 mg bid; -2.46±0.23 mL/min per dabigatran 150 mg bid). La differenza è risultata significativa per entrambe le dosi (p=0.0009 e p=0.0002 rispettivamente). Tra i pazienti in warfarin il declino della funzione renale è più evidente tra coloro che presentano una peggiore qualità della terapia anticoagulante (espressa come tempo in range terapeutico TTR<65%)e nei diabetici.

Gli autori ipotizzano che i pazienti in warfarin possano andare incontro ad un peggioramento della funzione renale come conseguenza di una aumentata calcificazione dei vasi renali conseguente alla inibizione di una proteina vitamina K dipendente della matrice cellulare. Tuttavia al momento non si hanno riscontri oggettivi a tale ipotesi. Questi dati, che necessitano tuttavia di ulteriori conferme, suggeriscono nuovi elementi di valutazione nella scelta del farmaco anticoagulante più adeguato nel singolo paziente con FA non valvolare.

L’insufficienza renale è un importante fattore di rischio sia trombotico che emorragico e questo studio conferma che i pazienti con FA vanno incontro ad un progressivo declino della funzione renale, rafforzando l’indicazione a monitorare nel tempo i livelli di creatinina in questi pazienti.