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La diagnosi della sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS) richiede la presenza di un criterio clinico (trombosi o morbilità gravidica) e un test di laboratorio costantemente positivo tra coloro che esplorano la presenza di anticorpi antifosfolipidi (aPL) [Lupus Anticoagulant (LA), anti-cardiolipina IgG/IgM (aCL) e anti β2-glicoproteina I (aβ2GPI)].

Dato che gli eventi trombotici arteriosi e venosi e la morbilità gravidica sono disturbi clinici comuni, la diagnosi di APS si basa interamente sulla rilevazione di anticorpi aPL. La variabilità dei test di coagulazione e dei test immunologici e l’assenza di materiale di riferimento ha reso la diagnosi di APS estremamente eterogenea.

Tripla positività

Più affidabile è la combinazione di più test positivi nel profilo anticorpale aPL (categoria di classificazione I) e particolarmente la tripla positività (LA +, aCL +, aβ2GPI +, stesso isotipo) che identifica i pazienti ad alto rischio e consente una diagnosi più sicura di APS.

Molto spesso i pazienti tripli positivi sono anche positivi per gli anticorpi anti fosfatidilserina/protrombina (aPS/PT). Poiché l’anti-PS/PT potrebbe essere un test surrogato per il LAC, il modello completo (pazienti Tetra-positivi) consolida ulteriormente la diagnosi di APS senza la necessità di test di laboratorio aggiuntivi.

Doppia positività

Al contrario, quando il profilo aPL è costituito da test di positività doppia (aCL + e aβ2GPI +, stesso isotipo con LA negativo) altri test potrebbero essere utili al momento della diagnosi e nel periodo di follow-up. L’aPS/PT positivo può confermare la presenza di LAC quando la sua positività è dubbia o borderline oppure escludere la presenza del LAC quando questo è falsamente positivo (ad es. quando il paziente è in trattamento con anticoagulanti). Un Altro test, come antiβ2GPI/Dominio 1 (aDm1) può segnalare la presenza di anticorpi patogeni anti β2GPI. La positività in uno o entrambi i test indica pazienti a rischio in quanto questi test sono molto spesso positivi in pazienti tripli/tetra positivi. D’altra parte, la negatività di aDm1 e aPS/PT sono rassicuranti in quanto il rischio di eventi tromboembolici risulta inferiore in questo gruppo di soggetti.

Singola positività

Per quanto riguarda la positività al singolo test, il test dopo 12 settimane è cruciale in quanto oltre il 50% dei pazienti/individui si è rivelato negativo al secondo controllo. Nelle nostre mani, LA isolato è invariabilmente associata a aPS/PT positivo.

Sebbene il singolo LA positivo sia apparentemente a basso rischio di trombosi, sarebbe preferibile testare aβ2GPI/Dm1 questi pazienti/individui nel periodo di follow-up per escludere l’associazione di autoanticorpi patogeni.

Anticorpi aCL isolati di solito non sono associati ad eventi tromboembolici. Tuttavia, poiché esiste una grande variabilità nei risultati dei test immunologici, è preferibile verificare la presenza di anticorpi aβGPI nel periodo di follow-up per escludere la dipendenza da β2GPI degli anticorpi aCL. Se gli anticorpi aβGPI sono negativi, allora aCL sono anticorpi che riconoscono proteine diverse da β2GPI il cui significato non è noto.

Se l’unico test positivo è quello che esplora la presenza di anticorpi aβGPI, è necessario controllare il dominio di β2GPI a cui sono diretti questi anticorpi, vale a dire aDm1 e aDm4/5 (se disponibile). Sfortunatamente, un kit ELISA aDm4 /5 non è più disponibile al momento, ma è in corso uno studio di ricerca che utilizza questo test. Abbiamo dimostrato che il livello medio di IgG aβ2GP1-Dm4/5 è superiore rispetto ai controlli nei pazienti con positività isolata per aβ2GPI e che non vi era alcuna associazione tra positività alle IgG aβ2GP1-Dm4/5 ed eventi tromboembolici.

In presenza di positività aPS/PT isolata confermata dopo almeno 12 settimane, potrebbe essere utile verificare nel periodo di follow-up la presenza di LAC che è spesso associato a questi anticorpi.

Conclusioni

Escludendo la tripla/tetra positività in cui i pazienti ad alto rischio sono chiaramente identificati, ulteriori test di laboratorio potrebbero essere utili nei profili incompleti, quando si debba decidere il tipo e la durata del trattamento antitrombotico.

Pertanto, in assenza di studi prospettici su un gruppo omogeneo di pazienti o individui con lo stesso modello di positività incompleto, l’aggiunta di altri test ci può aiutare a scegliere meglio il tipo e la durata del trattamento antitrombotico.