Si è tenuto dal 21 al 24 maggio a Trieste il 6° Congresso Europeo sulle vasculiti, un appuntamento che, dopo le edizioni del 2018 e del 2022 a Firenze, torna nel nostro paese ove lavorano gruppi che contribuiscono, con una ricerca scientifica di alto livello, alle conoscenze su queste patologie rare ma con importante impatto clinico.

Aterosclerosi nelle vasculiti sistemiche: una complicanza sottovalutata

Le vasculiti sistemiche, in particolare l’arterite a cellule giganti, la malattia di Takayasu e la Panarterite nodosa, sono associate ad un aumento del rischio cardiovascolare che va ben oltre la semplice somma dei fattori tradizionali, come ha spiegato il prof. Miguel A. González-Gay, dell’Università di Cantabria, Spagna.

Studi clinici e di coorte, fra cui gli studi prodotti dal gruppo del Prof González-Gay, hanno dimostrato che l’infiammazione cronica sistemica è un potente promotore dell’aterosclerosi accelerata in questi pazienti. Infatti, l’infiammazione persistente induce disfunzione endoteliale, attivazione delle cellule endoteliali e una risposta immunitaria innata e adattativa aberrante. Citochine come IL-6 e TNF-α, spesso elevate nelle fasi attive della malattia, contribuiscono direttamente al danno vascolare e alla progressione della placca aterosclerotica. Inoltre, l’attivazione del sistema immunitario attraverso la via dei linfociti Th1 e Th17, così come la ridotta funzione delle cellule T regolatorie, rappresentano meccanismi chiave nella promozione dell’aterogenesi.

Un altro aspetto critico è rappresentato dall’impatto del trattamento immunosoppressivo. Infatti, sebbene i glucocorticoidi riducano l’infiammazione, il loro uso cronico può esacerbare i fattori di rischio metabolici, come ipertensione, dislipidemia e insulino-resistenza, aggravando ulteriormente il rischio cardiovascolare.

Pertanto, la gestione dei pazienti con vasculiti sistemiche deve includere un’attenta valutazione del rischio cardiovascolare, fin dalle prime fasi della malattia.

L’adozione di strategie antinfiammatorie mirate, l’uso prudente dei corticosteroidi e il controllo aggressivo dei fattori di rischio tradizionali rappresentano approcci fondamentali per prevenire eventi cardiovascolari maggiori.

In sintesi, l’aterosclerosi nelle vasculiti sistemiche è una realtà clinica rilevante che richiede un approccio integrato e multidisciplinare. La comprensione dei meccanismi immunopatologici alla base di questa associazione è essenziale per lo sviluppo di terapie più efficaci e personalizzate.

Vasculiti e trombosi

Come evidenziato dal Prof. Giacomo Emmi, dell’Università di Trieste, tra gli organizzatori del congresso, la trombosi sia arteriosa che venosa rappresenta una complicanza frequente e spesso sottovalutata nelle vasculiti sistemiche.

La comune esperienza clinica e la letteratura recente hanno evidenziato come la vasculite non sia soltanto una malattia infiammatoria dei vasi, ma anche una condizione pro-trombotica intrinsecamente legata all’attivazione persistente del sistema immunitario.

In condizioni di infiammazione sistemica, come quelle che caratterizzano sia le vasculiti ANCA-associate, come la granulomatosi eosinofila con poliangite (EGPA), che quelle non ANCA-associate, come la malattia di Behçet, si osserva un profondo stato di disfunzione endoteliale, attivazione piastrinica e rilascio di citochine pro-infiammatorie (tra cui IL-1β, IL-6 e TNF-α). Questi fattori favoriscono una “immunotrombosi”, cioè una risposta trombotica guidata da meccanismi immunitari, che contribuisce sia alla formazione di trombi che alla progressione del danno vascolare.

In particolare, nella malattia di Behçet la trombosi venosa è un elemento distintivo, spesso in assenza di fattori di rischio convenzionali. Studi del gruppo del Prof. Domenico Prisco e del Prof. Emmi, suo allievo a Firenze prima del trasferimento a Trieste, hanno dimostrato un aumento dell’espressione di molecole pro-coagulanti nei neutrofili attivati, come il tissue factor, nonché un coinvolgimento delle NET (neutrophil extracellular traps) dei neutrofili attivati nel processo trombotico.

Il Prof. Emmi ha inoltre riportato nuovi dati sulle vasculiti monogeniche (come DADA2 e VEXAS), evidenziate di recente e caratterizzate da un elevato rischio trombotico.

La gestione della trombosi nelle vasculiti richiede un approccio combinato. Infatti, mentre l’immunosoppressione è cruciale per spegnere l’infiammazione vascolare attiva, il ruolo dell’anticoagulazione deve essere valutato con attenzione, caso per caso, considerando il rischio emorragico e il contesto clinico.

In conclusione, la trombosi nelle vasculiti non è un evento secondario, ma parte integrante del fenotipo della malattia. Comprendere i meccanismi immuno-coagulativi alla base di questo fenomeno è essenziale per sviluppare strategie terapeutiche più efficaci e personalizzate.