Uno strano fastidio al braccio

Di | 17 Giugno 2026 | 0
Ultima modifica: 17 Giugno 2026

Forza, coraggio e determinazione: è quello che accomuna molti sportivi, ma in alcuni momenti particolari ne serve un po' di più! Federico Pirani, giocatore di basket dell’Assigeco Piacenza, ci racconta come ha affrontato e superato un episodio di tromboembolismo venoso all’arto superiore e come sia importante riconoscere precocemente i sintomi per un trattamento tempestivo.

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Come è cambiata la sicurezza delle terapie anticoagulanti dagli anni ’80 ad oggi: un tributo a Gualtiero Palareti

Di | 2 Giugno 2026 | 0
Ultima modifica: 4 Giugno 2026

La terapia anticoagulante ha salvato milioni di vite, prevenendo trombosi, ictus ed embolie. Ma il problema principale è sempre stato uno: il rischio di emorragia. In questo campo, il Professor Gualtiero Palareti ha avuto un ruolo fondamentale, contribuendo a trasformare la gestione degli anticoagulanti in Italia e a livello internazionale. Un recente articolo scritto da Francesco Marongiu e pubblicato su Bleeding, Thrombosis and Vascular Biology (1) ripercorre la sua eredità scientifica, ricordando come le sue ricerche abbiano migliorato la sicurezza delle cure e la qualità della vita di migliaia di pazienti.

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Omocisteina e trombosi

Di | 2 Giugno 2026 | 0
Ultima modifica: 4 Giugno 2026

La trombosi venosa o l’embolia polmonare “non provocata”, in particolare nel bambino e nel giovane adulto, possono essere il primo segno di una patologia congenita rara, l’omocistinuria, caratterizzata da livelli di omocisteina nel sangue molto elevati (circa 10 volte il valore normale). La patologia è trattabile con restrizioni dietetiche ed integrazioni vitaminiche mirate. Livelli di omocisteinemia compatibili con una diagnosi di omocistinuria sono stati riscontrati in circa una persona su 500 con trombosi sottoposta a screening per la trombofilia in Italia (1). Tuttavia, le linee guida internazionali non includono l’omocisteinemia nell’ambito dei test raccomandati per la ricerca delle alterazioni trombofiliche nella popolazione generale (2). Vediamo perché e in quali casi (selezionati) può invece essere utile.

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La diagnosi di sindrome da anticorpi anti-fosfolipidi: mezzo secolo di sfide e di progressi

Di | 29 Ottobre 2025 | 2
Ultima modifica: 30 Ottobre 2025

“Era la fine degli anni '70 quando, come specializzando in medicina interna all'Università di Padova, mi imbattei in una donna con molteplici eventi trombotici ricorrenti e un tempo di tromboplastina parziale attivata (aPTT n.d.r) prolungato. Perplesso, il mio tutor mi sorprese dicendo- questo è un lupus anticoagulant!- Quel giorno ho realizzato che eventi trombotici possono paradossalmente essere associati ad un fenomeno anticoagulante in vitro” .

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La sindrome post trombotica: quello che si deve sapere

Di | 24 Settembre 2025 | 0
Ultima modifica: 29 Aprile 2026

Circa un terzo dei pazienti che ha sofferto di un episodio di trombosi venosa profonda va incontro, negli anni successivi, all’insorgenza di sintomi all’arto interessato che nel 10% dei casi possono essere severi, come gonfiore, dolore cronico ed ulcerazioni difficili da curare. Si tratta di “sindrome post trombotica”. Molto si può fare in termini di prevenzione, ma è necessario conoscere il problema. In questo articolo vogliamo fornire un breve vademecum che possa essere di aiuto per riconoscerla e prevenirla.

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Emorragie in corso di anticoagulanti orali: cosa succede in PS? Lo studio Galeno

Di | 3 Settembre 2025 | 4
Ultima modifica: 29 Aprile 2026

Un recente studio osservazionale italiano ha documentato come il 60% dei pazienti in terapia con anticoagulanti orali anti-vitamina K che si recano in PS per emorragia severa non riceva alcun trattamento per ripristinare l’assetto coagulativo. Estremamente eterogenea anche la gestione dei pazienti in trattamento con anticoagulanti orali diretti, che solo raramente ricevono interventi di reversal del farmaco anticoagulante.

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TEV ad alto rischio di recidiva: le dosi ridotte di DOAC per la prevenzione secondaria sono utilizzate nella pratica clinica, ma con quali esiti?

Di | 20 Agosto 2025 | 0
Ultima modifica: 29 Aprile 2026

Secondo una analisi del registro osservazionale START2 di Fondazione Arianna Anticoagulazione, appena pubblicata sul Journal of Trombosis and Haemostasis, pazienti ad alto rischio di ricorrenza di tromboembolismo venoso (TEV) con una storia di TEV non provocato recidivante e\o con trombofilia severa, trattati a lungo termine (dopo il primo periodo di trattamento con dosi standard per un episodio acuto) con dosi ridotte di anticoagulanti orali diretti (DOAC), hanno mostrato un basso rischio sia di nuovi episodi di TEV che di sanguinamento (1).

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