Secondo uno studio retrospettivo di popolazione canadese presentato al Congresso ISTH 2024 di Bangkok, un quarto delle persone anziane ricoverate per una emorragia legata all’utilizzo di anticoagulanti orali va incontro a decesso durante il ricovero o nei primi trenta giorni successivi alla dimissione. Elevato anche il rischio di perdita di autonomia, con il 20% dei sopravvissuti ad emorragia intracranica che necessita di lungodegenza o residenza protetta alla dimissione.
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Buonasera io ho avuto un’ embolia polmonare senza alcuna causa scatenante apparente sei anni e mezzo fa! È da tale data che prendo anticoagulanti a dose ridotta e non ho ancora capito se devo continuare, rischiando emorragie di vario tipo, o se finalmente potrei togliermi quest’incubo. Ripeto non ho situazioni predisponenti, tra i due incubi, quello di una nuova embolia sospendendo gli anticoagulanti e quello di una emorragia prendendo gli anticoagulanti quale devo scegliere? Risiedo a Messina da chi potrei essere seguito? Grazie
Gentile Lettore,
come può leggere più estesamente in questo articolo (https://anticoagulazione.it/?p=1723), di risposta ad una domanda molto simile alla sua, in base alle evidenze disponibili ad oggi, l’atteggiamento terapeutico che viene considerato più sicuro, e quindi consigliato dalle principali linee guida internazionali, è quanto effettivamente Lei sta già facendo, in base alle indicazioni dello specialista che la segue per il rinnovo del piano terapeutico.
Infatti, attualmente, in mancanza di criteri precisi che possano identificare con sicurezza chi è a basso rischio di recidiva e quindi può interrompere il trattamento dopo un primo episodio di embolia polmonare non provocata, le indicazioni internazionali vanno verso la prosecuzione ( dopo un primo periodo di trattamento a dose piena) della terapia anticoagulante a “tempo indeterminato”, generalmente con la dose ridotta di DOAC, la cui efficacia e sicurezza è supportata da diversi studi. Ciò significa che il trattamento viene proseguito senza una “data di scadenza” ma con una con rivalutazione periodica (almeno in occasione del rinnovo del piano terapeutico) del rapporto rischio\beneficio.
Infatti, i vantaggi della terapia ed i rischi possono cambiare nel tempo in base al variare delle condizioni cliniche come, banalmente, l’avanzare dell’età che, soprattutto se associato ad altre patologie e ad altri farmaci, può aumentare il rischio emorragico. Pertanto, al fine di ottimizzare ulteriormente la gestione del paziente, la ricerca clinica sta proseguendo nel tentativo sia di identificare chi potrebbe avvantaggiarsi della sospensione della terapia riducendo anche quel residuo rischio emorragico che però, come anticipato, interessa principalmente persone con altri fattori di rischio per emorragia (come l’età molto avanzata, l’insufficienza renale o altre patologie).
In ogni caso per Fondazione Arianna Anticoagulazione è importante portare avanti la ricerca clinica su questa alternativa terapeutica, che al momento vede prevalere la prosecuzione della terapia (con basse dosi) rispetto alla sospensione, in particolare in pazienti che hanno sofferto di embolia polmonare.
Un cordiale saluto
La Redazione