Fino a pochi anni fa, le principali linee guida delle società cardiologiche sconsigliavano fortemente l’utilizzo delle statine in prevenzione primaria e ne scoraggiavano l’utilizzo in prevenzione secondaria negli anziani, perché i benefici non erano sufficientemente documentati in quanto i soggetti oltre gli 80 anni erano generalmente stati esclusi dagli studi clinici. Questi concetti erano stati anche ripresi dalla nota 13 dell’AIFA.

Negli anni più recenti sono peraltro cresciute le evidenze sulla loro utilità.  Ad esempio, studi di modellizzazione economica hanno dimostrato che il trattamento con statine negli anziani può portare a risparmi significativi nei costi sanitari a lungo termine, sia per la riduzione dei costi associati al trattamento di malattie cardiovascolari gravi, che per il miglioramento della qualità di vita, con riduzione dei costi indiretti legati alla perdita di produttività e alla necessità di assistenza a lungo termine.

Inoltre uno  studio pubblicato nel 2024 e condotto a Hong Kong (1) aveva dimostrato in pazienti di età pari o superiore a 75 anni una riduzione del rischio di malattie cardiovascolari dopo l’introduzione di una terapia con statine, senza un aumento del rischio di effetti avversi gravi.

Il nuovo studio

Recentemente sono state fornite ulteriori prove nella direzione di un beneficio del trattamento con statine anche negli anziani (2). E’ stato eseguito uno studio di coorte retrospettivo, utilizzando dati provenienti da cartelle cliniche elettroniche e da un database di dispensazione farmaceutica, relativi agli anni dal 2015 al 2020. Sono stati considerati 15.745 adulti di età pari o superiore a 80 anni, di cui 8.413 utilizzatori di statine (età media 83,7 anni; 95,2% con inizio della terapia prima degli 80 anni) e 7.332 non utilizzatori (età media 85,5 anni). Gli end-point considerati sono stati la mortalità per tutte le cause e altre condizioni fra cui eventi coronarici durante il periodo e l’insorgenza di miopatia. I ricercatori hanno valutato le associazioni tra l’uso di statine e gli esiti clinici in un periodo di follow-up medio di 4 anni.

I pazienti trattati con statine mostravano una riduzione del 30% del rischio relativo di mortalità del 20% del rischio relativo di nuovi eventi coronarici rispetto ai non utilizzatori. Ciò si traduceva in un vantaggio, in termini di numeri assoluti, importante per la sopravvivenza (2739 decessi su 7332 pazienti nel gruppo che non utilizzava la statina, contro 1683 decessi su 8413 pazienti nel gruppo che la utilizzava), meno evidente per l’incidenza di nuovi eventi coronarici (174 per 10.000 anni paziente nel primo gruppo contro 167 per 10.000 anni paziente nel secondo gruppo).

Il vantaggio del trattamento non era strettamente correlato al grado di aderenza. Non risultava inoltre nessun aumento di incidenza di miopatia negli utilizzatori né di altri effetti collaterali significativi.

Questi risultati supportano ulteriormente l’ipotesi che il trattamento con statine migliori gli esiti clinici anche nei pazienti di età superiore agli 80 anni.

Naturalmente la decisione sulla prescrizione va presa, come sempre, nel singolo paziente. Se i pazienti sono anziani bisogna preoccuparsi molto della sicurezza, evitando di esporre al rischio di reazioni avverse questi soggetti che sono spesso fragili.

 

Bibligrafia
  1. Xu W, Lee AL, Lam CLK, Danaei G, Wan EYF. Benefits and risks associated with statin therapy for primary prevention in old and very old adults: real-world evidence from a target trial emulation study. Ann Intern Med. 2024; 177:701-710.
  2. Lavon O, Hamodi W, Kassem S. Statin therapy for primary prevention and clinical outcomes in adults aged 80 or older: a retrospective comparative cohort study. J Am Ger Soc 2026