Lo studio MAS, uno studio indipendente promosso da Fondazione Arianna Anticoagulazione, ha indagato  per la prima volta i livelli plasmatici dei diversi DOAC (apixaban, rivaroxaban, edoxaban o dabigatran) in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare effettuando la misurazione plasmatica dei farmaci   entro  due- quattro settimane dopo l’inizio della terapia. Il fine è quello  di individuare una eventuale relazione tra bassi livelli plasmatici e l’insorgenza di eventi trombotici o emorragici nel corso dell’anno successivo al prelievo.

Lo studio ha coinvolto 1657 soggetti afferenti a 27 centri affiliati alla Federazione dei Centri per la Diagnosi della Trombosi e la Sorveglianza delle Terapie Antitrombotiche (FCSA).

I risultati relativi alle complicanze trombotiche sono stati recentemente pubblicati su Blood Advances ed hanno documentato  come bassi livelli plasmatici di farmaco fossero il più importante fattore di rischio indipendente per lo sviluppo della complicanza trombotica (arteriosa o venosa) ad una anno, che è risultata quattro volte superiore nel gruppo con i più bassi livello di farmaco misurati rispetto agli altri gruppi (4,8% pt/y vs 1,12% pt/y; p= 0.0039).

I risultati relativi alle complicanze emorragiche, presentati in anteprima durante il Convegno ed in corso di pubblicazione, hanno documentato come alti livelli di DOACs misurati “a valle”  risultano associati ad un rischio più elevato di sviluppare emorragie sia maggiori che non maggiori ma clinicamente rilevanti nei primi tre mesi dopo l’inizio della terapia  (HR 1.36 95% CI 1.02-1.78), indipendentemente dalla presenza di “confounders” come lo score HAS-BLED, il peso corporeo, la funzionalità renale ed il concomitante utilizzo di antiaggreganti piastrinici.