Il 15 gennaio 2024 si terrà a Pozzilli (IS) il Decimo Memorial a ricordo del ricercatore Roberto Lorenzet, scomparso nel 2014, ricordato soprattutto per le sue ricerche su trombosi e tumori. L’incontro mira a rivisitare il ruolo dei fattori di rischio cardiovascolare alla luce dei risultati appena pubblicati sul New England Journal of Medicine da parte del Global Cardiovascular Risk Consortium, di cui ha fatto parte anche lo studio di popolazione Moli-sani con il contributo dei ricercatori del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’IRCCS Neuromed (1).
Questo studio, che ha raccolto oltre un milione e mezzo di soggetti di 34 Paesi e 8 diverse regioni geografiche del mondo, ha confermato, a livello planetario, il ruolo di 5 fattori modificabili di rischio cardiovascolare, tutti ben noti, quali la pressione arteriosa, l’obesità, i livelli di colesterolo non HDL, l’abitudine al fumo ed il diabete di tipo 2. “I soliti noti”, è stato detto con una punta di delusione per la mancanza di “novità”. In realtà, la ricerca di nuovi fattori di rischio/protezione delle malattie cardiovascolari è molto intensa in varie parti del mondo. Un’attenzione crescente viene rivolta anche alla possibilità che i ben noti fattori rischio per malattie cardiovascolari possano esserlo anche, questa volta con una certa sorpresa, per altre malattie croniche degenerative.
Per questo il Memorial Lorenzet, sullo sfondo di evidenze consolidate, discuterà anche nuovi sviluppi sui meccanismi del rischio cardiovascolare, quali i rapporti tra rischio cardiovascolare e tumori o tra pressione arteriosa e patologie neurologiche. Lo studio apparso sul New England Journal of Medicine sarà esteso con la presentazione dei risultati di ricerche di nuovi bio-marcatori di rischio cardiovascolare che tengano conto del ruolo dell’infiammazione, della genetica o della biologia cellulare/molecolare (ad esempio, autofagia).
Lo studio del rischio cardiovascolare non deve produrre soltanto una “lista della spesa” di fattori individuali, ma anche (e, forse, soprattutto) l’elaborazione di nuovi strumenti di valutazione in popolazioni estese, quali i cosiddetti “risk scores”, che si occupino non soltanto di cuore e vasi, ma della persona nella sua complessa interezza, psico-fisica, socioeconomica, culturale, spirituale, ambientale. Si potranno così favorire nuove strategie di prevenzione sempre più personalizzate per numerose malattie a forte impatto, delle quali le malattie cardiovascolari mantengono ancora oggi una negativa leadership.
Bibliografia:
1.Global Cardiovascular Risk Consortium; Magnussen C, et al. Global Effect of Modifiable Risk Factors on Cardiovascular Disease and Mortality. N Engl J Med. 2023 Oct 5;389(14):1273-1285. doi: 10.1056/NEJMoa2206916.
locandinaLorenzet ECM-14.01.22
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