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Trombocitopenia indotta da eparina (HIT): dal sospetto alla terapia
Di Redazione | 4 Dicembre 2024 | 0
Ultima modifica: 29 Aprile 2026
La trombocitopenia indotta da eparina (Heparin Induced Thrombocytopenia o HIT) è una rara ma severa complicanza immunomediata del trattamento eparinico, riscontrabile nello 0.2-2% dei pazienti trattati con qualsiasi tipo di eparina. Nei pazienti affetti da HIT può verificarsi una trombosi generalizzata con tassi di mortalità che arrivano fino al 20%. La gestione della HIT prevede l’immediata interruzione del trattamento con eparina e l’inizio di un trattamento anticoagulante alternativo. All'8° Convegno di Fondazione Arianna Anticoagulazione sono stati approfonditi gli aspetti più importanti per una diagnosi tempestiva ed una terapia efficace. Guarda il video completo dell'intervento della prof.ssa Rossella Marcucci dell'Università di Firenze, punto di riferimento nazionale per questa patologia.
Dubbi sulla HIT: l’esperto risponde!
Di Redazione | 6 Novembre 2024 | 0
Ultima modifica: 21 Novembre 2024
La trombocitopenia indotta da eparina (HIT) è una rara, ma potenzialmente molto grave, reazione avversa alla somministrazione di eparina che può determinare trombosi venose o arteriose. La diagnosi e la terapia di questa condizione è tutt’altro che semplice e la disponibilità di laboratori dotati dei necessari test diagnostici è disomogenea sul territorio nazionale. Un gruppo di esperti italiani, coordinati dalla Prof.ssa Rossella Marcucci dell’Università di Firenze, ha creato una rete per supportare i professionisti nella diagnosi e terapia della HIT, che da oggi dispone anche di un “tutor” a cui fare riferimento.
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Trombosi venosa associata a cancro: epidemiologia e attuali indicazioni delle linee guida
Di Redazione | 25 Settembre 2024 | 0
Ultima modifica: 29 Aprile 2026
Si parla di trombosi associata al cancro (CAT) quando il tromboembolismo venoso (trombosi venosa profonda in qualsiasi sede ed embolia polmonare) si verifica in un paziente con neoplasia attiva. E’ più frequente nei primi sei mesi dopo la diagnosi di tumore o durante un trattamento antitumorale (1).
Trombosi associata a tumore: quali sono le neoplasie più a rischio e come prevenirle
Di Redazione | 25 Settembre 2024 | 0
Ultima modifica: 11 Ottobre 2024
Nei pazienti affetti da tumore il rischio di sviluppare una trombosi venosa profonda o un’embolia polmonare è da 4 a 6 volte più elevato rispetto a chi non ne è affetto ed è una delle principali cause di complicazioni, anche perché può ostacolare il completamento dei trattamenti medici o chirurgici.
Vivere con la sindrome da anticorpi antifosfolipidi tra scienza e coraggio
Di Redazione | 13 Settembre 2024 | 7
Ultima modifica: 18 Agosto 2026
Incertezze, paure, ma anche la realizzazione di un sogno, anzi due: è la storia di Alessandra che da paziente è diventata ricercatrice sulla sindrome da anticorpi antifosfolipidi e mamma di due bambini
Congresso ESC2024: presentate quattro nuove linee guida
Di Redazione | 11 Settembre 2024 | 0
Ultima modifica: 12 Settembre 2024
Presentate al Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC), che si è tenuto a Londra dal 30 agosto al 2 settembre 2024, quattro nuove linee guida che riguardano la gestione della fibrillazione atriale, dell'arteriopatia periferica, dell'ipertensione arteriosa e della cardiopatia ischemica cronica.
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TEV nel paziente neoplastico con piastrinopenia: come gestire la terapia con eparina a basso peso molecolare
Di Redazione | 31 Luglio 2024 | 0
Ultima modifica: 26 Novembre 2025
Tromboembolismo venoso, neoplasia e piastrinopenia con conseguente alto rischio emorragico sono una combinazione frequente, soprattutto in corso di trattamenti chemioterapici. Come comportarsi in questi casi? Quando è necessario modificare il trattamento anticoagulante e come farlo?
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Emorragie severe in terapia anticoagulante orale: quali esiti
Di Redazione | 25 Luglio 2024 | 2
Ultima modifica: 29 Aprile 2026
Secondo uno studio retrospettivo di popolazione canadese presentato al Congresso ISTH 2024 di Bangkok, un quarto delle persone anziane ricoverate per una emorragia legata all’utilizzo di anticoagulanti orali va incontro a decesso durante il ricovero o nei primi trenta giorni successivi alla dimissione. Elevato anche il rischio di perdita di autonomia, con il 20% dei sopravvissuti ad emorragia intracranica che necessita di lungodegenza o residenza protetta alla dimissione.

