L’utilizzo della calza elastocompressiva dopo una trombosi venosa profonda è andata incontro ad alterne vicende. Dopo essere diventata lo “standard di cura” negli anni duemila, sia nella fase acuta che posta acuta della trombosi, al fine di ridurne i sintomi e prevenire l’insorgenza della sindrome post trombotica, le conclusioni del controverso studio SOX, pubblicato nel 2014, hanno condotto ad una modifica delle linee guida che, attualmente non la raccomandano. Tuttavia, numerosi studi successivi, tra cui (OTTAVIA, IDEAL, GARFIELD) ne hanno documentato l’efficacia, esplorando i vantaggi del gambaletto nei confronti della calza lunga e della durata più o mono ridotta, in base all’andamento clinico e strumentale del paziente. Lo studio CELEST ha inoltre documentato come la compressione leggera (tra i 20 e 30 mmHg alla caviglia) mantenga un beneficio sebbene quella standard (tra i 30 e i 40 mmHg) sia da preferire nei soggetti che presentano una buona compliance.