La sindrome post trombotica: quello che si deve sapere
Di Stefania Cavazza | 24 Settembre 2025 | 0
Ultima modifica: 27 Settembre 2025
Circa un terzo dei pazienti che ha sofferto di un episodio di trombosi venosa profonda va incontro, negli anni successivi, all’insorgenza di sintomi all’arto interessato che nel 10% dei casi possono essere severi, come gonfiore, dolore cronico ed ulcerazioni difficili da curare. Si tratta di “sindrome post trombotica”. Molto si può fare in termini di prevenzione, ma è necessario conoscere il problema. In questo articolo vogliamo fornire un breve vademecum che possa essere di aiuto per riconoscerla e prevenirla.
Sindrome post trombotica: si può prevenire?
Di Redazione | 6 Agosto 2025 | 0
Ultima modifica: 7 Agosto 2025
Quando parliamo di sindrome post-trombotica (SPT) ci riferiamo ad una serie di disturbi come la comparsa di ulcere, dolore, gonfiore e alterazioni del colore della cute, che possono insorgere a distanza di tempo nell’arto che ha subito una trombosi venosa profonda. La presenza di un residuo trombotico (ovvero di un "residuo" del trombo che è diventato come una "cicatrice" all'interno del vaso sanguigno) può aumentare il rischio che si manifesti la SPT. Alcuni accorgimenti possono ridurre questo rischio. Siamo partiti dai commenti dei lettori per chiarire alcuni concetti.
Quali sono le implicazioni delle calze elastiche nella sindrome post-tromboflebitica?
Di Paolo Prandoni | 2 Marzo 2021 | 0
Ultima modifica: 10 Febbraio 2025
Secondo alcuni studi, l'elastocompressione in una fase molto precoce del decorso da una trombosi venosa profonda potrebbe prevenire fino al 20% delle complicanze.
La trombolisi catetere-mediata è utile nel paziente con trombosi venosa prossimale?
Di Alberto Tosetto | 20 Gennaio 2020 | 0
Ultima modifica: 4 Luglio 2025
In una popolazione ad alto rischio per sindrome post-trombotica, valutata nell'ambito di uno studio olandese, l’aggiunta di trombolisi catetere mediata al trattamento anticoagulante standard ha comportato un vantaggio modesto in termini di riduzione della sindrome post-trombotica, a fronte di un aumentato rischio di complicanze emorragiche maggiori e di un impegno clinico importante per il paziente (compresa una nuova ospedalizzazione).

