Un recente articolo apparso nella rubrica "Controversie in Medicina Cardiovascolare" della rivista Circulation1 pone in una prospettiva nuova alcuni aspetti della valutazione dell'indicazione al trattamento anticoagulante nel paziente con fibrillazione atriale (FA).

Brillanti risultati, per efficacia e bassa incidenza di complicanze della terapia con warfarin se ben condotta in un integrato sistema sanitario.

Nel corso degli ultimi vent'anni è emersa l'importanza del ruolo di alcuni fattori di rischio congeniti o acquisiti, per lo sviluppo di complicanze della gravidanza relativamente frequenti, come l'aborto ricorrente o il ridotto accrescimento intrauterino di un feto.

J. Dodson e Colleghi, divisione di cardiologia della New York University School of Medicine, hanno recentemente pubblicato su JAMA Cardiology i risultati di uno studio condotto in USA su incidenza e fattori di rischio per emorragia intracranica da trauma nei veterani anziani in terapia con warfarin per fibrillazione atriale (FA).

Un recentissimo studio pubblicato dal Journal of the American Heart Association ha valutato l’aderenza alla terapia con farmaci anticoagulanti ed il rischio di stroke ed emorragia maggiore in pazienti con fibrillazione atriale (FA).

I pazienti con trombocitemia essenziale (TE) e policitemia vera (PV) sono ad elevato rischio di sviluppare trombosi arteriose e venose, anche in sedi rare come le vene addominali o cerebrali1.

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