Le malattie emorragiche e tromboemboliche interessano una parte rilevante della popolazione, con esordio dall'età neonatale a quella più avanzata, nella quale la principale causa di morte è rappresentata dalle patologie cardiovascolari.

I risultati dello studio EINSTEIN CHOICE1 sono di particolare interesse perché forniscono chiare evidenze rispetto ad una nuova possibilità terapeutica per quei pazienti che hanno avuto un evento tromboembolico venoso (TEV) per i quali, dopo il trattamento iniziale, esiste una incertezza circa l’opportunità di raccomandare una terapia anticoagulante prolungata per la prevenzione delle recidive di TEV2.

Studi scientifici hanno dimostrato che rivaroxaban e dabigatran sono correlati a un numero maggiore di sanguinamenti gastrointestinali rispetto a warfarin.

La scarsa aderenza alle terapie, in particolare a quelle orali, è un fenomeno ben conosciuto e grave1. In altre parole molti pazienti omettono di assumere regolarmente i farmaci che gli sono stati prescritti o smettono del tutto dopo un primo periodo.

È stato recentemente pubblicato su Circulation, la prestigiosa rivista della American Heart Association, un interessante articolo che documenta una volta di più i benefici effetti degli omega-3, acidi grassi derivati dall’olio di pesce e usati da molti anni, sia come integratori alimentari, sia come farmaci per prevenire le malattie cardiovascolari.

Nonostante molte linee guida raccomandino la profilassi antitrombotica per i pazienti che sono stati sottoposti ad artroscopia di ginocchio o ad immobilizzazione per frattura distale di gamba o rottura del tendine di Achille, l'effettiva utilità di questo approccio è tutt'ora incerta.

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