Nonostante molte linee guida raccomandino la profilassi antitrombotica per i pazienti che sono stati sottoposti ad artroscopia di ginocchio o ad immobilizzazione per frattura distale di gamba o rottura del tendine di Achille, l'effettiva utilità di questo approccio è tutt'ora incerta.

Le terapie anticoagulanti rappresentano uno dei campi della medicina in cui è massima l'attenzione sul rapporto costo/beneficio per il paziente, specialmente quando gli viene consigliato un trattamento a scopo di profilassi primaria (come nel caso della fibrillazione atriale) o dell'eventuale trattamento prolungato del tromboembolismo venoso.

La fibrillazione atriale (FA) è un’aritmia con elevata prevalenza nella popolazione generale (1-2%), in aumento a causa dell’invecchiamento della popolazione e dell’incremento delle capacità diagnostiche1.

Recenti evidenze hanno dimostrato che la chiusura dell’auricola sinistra (LAAC) in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare (FANV) ad elevato rischio emorragico, possiede efficacia e sicurezza nella prevenzione di ictus ed embolia sistemica del tutto paragonabile a quella del warfarin.

Il tromboembolismo venoso (TEV) è la terza più comune malattia cardiovascolare tuttavia, ad oggi, sono pochi i dati provenienti dalla vita reale riguardo alla presentazione clinica, i fattori di rischio, la diagnosi e il trattamento del TEV in Italia e in Europa.

È noto che un'attività fisica regolare produce importanti benefici per la salute.

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