Una risposta utile in un recente studio italiano che ha esaminato retrospettivamente quale procedura di controlli periodici veniva seguita per le persone in DOAC in quattro centri del nostro Paese.

Chi contrae il SARS-CoV-2 e ha un alto D-dimero non dovrebbe assumere anticoagulanti diretti a finalità terapeutica. Sebbene la malattia aumenti il rischio di complicanze trombotiche, infatti, uno studio brasiliano ha dimostrato che questi farmaci non migliorano gli esiti avversi ma aumentano il rischio di sanguinamento.

Uno studio ha confrontato l’anticoagulazione profilattica a dose intermedia con quella standard, registrando che non c’è una differenza significativa e quindi non ci sono prove a supporto dell’uso empirico della prima in pazienti con COVID-19 ricoverati in terapia intensiva.

Un recente studio condotto in Austria e pubblicato sulla rivista Blood, ha indagato il ruolo delle immunoglobuline-M (IgM) nel meccanismo di prevenzione della trombosi attraverso il legame alle microvescicole.

La parte che più caratterizza visivamente il nuovo coronavirus sarebbe in grado di provocare un danno diretto alle pareti dei vasi sanguigni, aumentando il rischio di trombosi e ictus.

Uno studio canadese conferma che le donne che hanno un evento di tromboembolismo venoso durante trattamento con anticoncezionali orali hanno un rischio significativamente ridotto di recidiva, come già indicato dallo score DASH. Un dato questo che influisce sulla decisione in merito alla durata del trattamento anticoagulante.

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