In un recente studio retrospettivo è stato valutato il rischio emorragico in una coorte di pazienti obesi in trattamento anticoagulante orale con warfarin.

Lo studio della durata di 1 anno è stato condotto presso l’Università del Massachusetts, analizzando i dati di 863 pazienti in trattamento con warfarin, seguiti in una Anticoagulation Clinic.1
Il warfarin viene comunemente utilizzato, anche nei pazienti obesi, per la prevenzione degli eventi cerebrovascolari nella fibrillazione atriale, per la prevenzione o il trattamento del tromboembolismo venoso (TVP e TEP) e per ridurre il rischio di trombosi nelle protesi valvolari cardiache. Secondo gli autori i pazienti obesi richiedono generalmente tempi più lunghi per raggiungere il range terapeutico e dosi di mantenimento più elevate. I pazienti arruolati nello studio, di cui il 46.5% erano donne, avevano un’età media di 71 anni. Circa il 60% dei pazienti presentava un peso nella norma o un lieve sovrappeso; nel 21% dei casi si registrava un’obesità di I grado con Indice di massa corporea (IMC) compreso tra 30-34.99, nel 9% dei pazienti un’obesità di II grado con IMC tra 35-39.9 ed infine, nell’11.3% un’obesità di III grado con IMC≥40.
La maggior parte dei pazienti (60.6%) presentava un CHADS2DS2-VASC-score ≥ 4, un terzo = 3, i rimanenti inferiore a 3.
Le indicazioni al trattamento anticoagulante comprendevano: la fibrillazione atriale non valvolare (18.3%), le protesi valvolari cardiache meccaniche (11.3%), trombosi venosa profonda (26.8%) ed embolia polmonare (14%). Durante il periodo analizzato (1 anno) 71 pazienti (8.2%) hanno presentato un evento emorragico. Di questi 38 pazienti (4.4%) hanno avuto un sanguinamento maggiore che ha richiesto l’ospedalizzazione (sanguinamenti gastrointestinali, retroperitoneali o cerebrali); i rimanenti 33 pazienti hanno presentato un sanguinamento minore (epistassi, ematuria, sanguinamenti vaginali e cutanei). Dall’analisi univariata, dopo aggiustamento per i vari fattori (età >65 anni, etnia ispanica, sesso, consumo di alcool, scompenso cardiaco, duplice terapia antiaggregante con aspirina e clopidogrel, livelli sierici di albumina), è emerso che il rischio di sanguinamento aumenta all’aumentare del grado di obesità, in particolare un BMI > 30 si associa con un rischio significativamente aumentato di sanguinamenti maggiori (HR=1.84, p<0.001).
Gli autori concludono quindi che il IMC può predire gli eventi emorragici nei pazienti in trattamento con warfarin e che rappresenta pertanto un fattore da considerare per valutare i rischi e benefici del trattamento anticoagulante. Sottolineano però che ulteriori studi sono necessari per comprendere il meccanismo attraverso il quale l’obesità determinerebbe un incremento del rischio emorragico nel paziente trattato con warfarin e se tale rischio esiste anche per i nuovi farmaci anticoagulanti orali. 


Bibliografia

  1. Ogunsua AA , Touray S, Liu JK et al. Body mass index precticts major bleeding risks in patients on warfarin. Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology/ Peripheral Vascular Disease (ATVB/PVD) 2015 Scientific Sessions. May 8, 2015; San Francisco, CA. Abstract 388

Sophie Testa

Direttore del Dipartimento di Medicina di Laboratorio - Centro Emostasi e Trombosi. A.O. Istituti Ospitalieri di Cremona

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