Uno studio pilota ha dimostrato che rivaroxaban potrebbe essere una valida alternativa agli antagonisti della vitamina K in questa patologia.

Le trombosi venose splancniche rappresentano una sede di trombosi poco comune, ma allo stesso tempo associata con un rischio sostanziale sia di eventi emorragici sia di recidive trombotiche. In assenza di controindicazioni maggiori, la terapia anticoagulante è raccomandata per tutti i pazienti con trombosi splancniche acute sintomatiche1. Infatti, una recente metanalisi ha mostrato che la terapia anticoagulante è associata ad una riduzione del rischio di progressione della trombosi del 76% e di sanguinamenti maggiori del 27%, e con un aumento di 2,4 volte del tasso di ricanalizzazione 2. In generale, la terapia standard consiste in anticoagulanti parenterali (eparina a basso peso molecolare o eparina non frazionata) embricati con antagonisti della vitamina K, seppure gli anticoagulanti orali diretti siano stati recentemente proposti anche per questi pazienti3.

IN BREVE...
Un recente studio ha valutato l’efficacia e la sicurezza di rivaroxaban (un anticoagulante orale diretto) nel trattamento delle trombosi splancniche acute in pazienti non-cirrotici. Questo tipo di trombosi colpisce sedi non usali ed è abbastanza raro. Il lavoro è stato il primo a valutare uno degli anticoagulanti orali diretti (l’inibitore del fattore Xa rivaroxaban) nella fase acuta delle trombosi splancniche.
I risultati hanno mostrato che il tasso di eventi emorragici durante la terapia con rivaroxaban è simile a quanto precedentemente riportato nei primi mesi di anticoagulazione nei pazienti in terapia con antagonisti della vitamina K. Rivaroxaban potrebbe quindi essere considerato come una valida alternativa agli antagonisti della vitamina K per il trattamento delle trombosi venose splancniche nei pazienti non cirrotici.


È stato recentemente concluso lo studio RIVA-SVT 100, uno studio pilota, interventistico, multicentrico, che ha valutato l’efficacia e la sicurezza di rivaroxaban nel trattamento delle trombosi splancniche acute in pazienti non-cirrotici4. Si tratta del primo studio che ha valutato specificamente uno degli anticoagulanti orali diretti (l’inibitore del fattore Xa rivaroxaban) nella fase acuta delle trombosi splancniche.
Sono stati inclusi pazienti adulti con un primo episodio di trombosi splancnica sintomatica, coinvolgente le vene porta, mesenteriche o splenica. Sono stati esclusi pazienti con cirrosi epatica, sindrome di Budd-Chiari, cavernoma portale, pazienti già in terapia anticoagulante con eparina a dose terapeutica da più di 7 giorni o con antagonisti della vitamina K, e pazienti con controindicazioni alla terapia anticoagulante orale con rivaroxaban (es. varici esofagee sanguinanti, piastrinopenia, insufficienza renale severa, gravidanza, allattamento, farmaci interferenti). Tutti i pazienti hanno ricevuto rivaroxaban al dosaggio standard di 15 mg x 2 per 3 settimane, seguito da 20 mg al giorno per una durata totale di 3 mesi.

L’arruolamento è stato condotto tra giugno 2015 e marzo 2021, e 100 pazienti sono stati inclusi nell’analisi. Il 21% ha iniziato immediatamente rivaroxaban, mentre il 79% ha ricevuto un breve ciclo di terapia parenterale prima di iniziare l’anticoagulante orale. L’endpoint primario, sanguinamenti maggiori, si è verificato in 2 pazienti (2,1%; 95% CI 0.6-7,2). Tra gli endpoint secondari, ci sono stati 4 episodi di sanguinamenti non maggiori ma clinicamente rilevanti in 3 pazienti (3,1%, 95% CI 1,1-8,7%). Recidive di trombosi splancniche si sono verificate in 2 pazienti (2,1%, 95% CI 0.6-7,2%), ma non ci sono stati eventi trombotici in altri distretti. Al follow-up a 3 mesi, il 47,3% dei pazienti ha mostrato ricanalizzazione completa e il 36.3% ricanalizzazione parziale.

I risultati di questo studio evidenziano che il tasso di eventi emorragici in corso di terapia con rivaroxaban è simile a quanto precedentemente riportato nei primi mesi di anticoagulazione nei pazienti in terapia con antagonisti della vitamina K 5. Pertanto, supportano l’ipotesi che rivaroxaban possa essere considerato come alternativa agli antagonisti della vitamina K per il trattamento delle trombosi venose splancniche nei pazienti non cirrotici.


Bibliografia

  1. Kearon C, Akl EA, Comerota AJ, Prandoni P, Bounameaux H, Goldhaber SZ, Nelson ME, Wells PS, Gould MK, Dentali F, Crowther M, Kahn SR. Antithrombotic therapy for VTE disease: Antithrombotic Therapy and Prevention of Thrombosis, 9th ed: American College of Chest Physicians Evidence-Based Clinical Practice Guidelines. Chest. 2012;141(2 Suppl):e419S-e496S.
  2. Valeriani E, Di Nisio M, Riva N, Cohen O, Garcia-Pagan JC, Magaz M, Porreca E, Ageno W. Anticoagulant therapy for splanchnic vein thrombosis: a systematic review and meta-analysis. Blood. 2021;137(9):1233-1240.
  3. Di Nisio M, Valeriani E, Riva N, Schulman S, Beyer-Westendorf J, Ageno W. Anticoagulant therapy for splanchnic vein thrombosis: ISTH SSC Subcommittee Control of Anticoagulation. J Thromb Haemost. 2020;18(7):1562-1568.
  4. Ageno W, Beyer-Westendorf J, Contino L, Bucherini E, Sartori MTT, Senzolo M, Grandone E, Santoro RCC, Carrier M, Delluc A, De Stefano V, Pomero F, Donadini MP, Tosetto A, Becattini C, Martinelli I, Nardo B, Bertoletti L, Di Nisio M, Lazo-Langner A, Schenone A, Riva N. Rivaroxaban for the treatment of noncirrhotic splanchnic vein thrombosis: an interventional prospective cohort study. Blood Adv. 2022 Apr 19:bloodadvances.2022007397. doi: 10.1182/bloodadvances.2022007397. Epub ahead of print. PMID: 35439303.
  5. Riva N, Ageno W, Poli D, Testa S, Rupoli S, Santoro R, Lerede T, Piana A, Carpenedo M, Nicolini A, Ferrini PM, Tosetto A; Italian Federation of Anticoagulation Clinics (FCSA); Italian Federation of Anticoagulation Clinics FCSA. Safety of vitamin K antagonist treatment for splanchnic vein thrombosis: a multicenter cohort study. J Thromb Haemost. 2015;13(6):1019-27.

 

Nicoletta Riva

PhD student c/o Department of Pathology, Faculty of Medicine and Surgery, University of Malta. Research Fellow c/o Centro di Ricerca sulle Malattie Tromboemboliche e le Terapie Antitrombotiche, Università dell'Insubria, Varese

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