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Nel 2000, in seguito a un’embolia polmonare causata da una terapia ormonale, ho iniziato ad assumere l’anticoagulante.

Dopo un anno e mezzo, i medici mi hanno comunicato che era tutto a posto e che potevo interrompere la terapia. Una liberazione! Non tanto per il farmaco, che non mi ha mai dato grossi problemi, ma a livello psicologico il fatto mi disturbava parecchio. Tendenzialmente assumo farmaci il meno possibile, temo gli effetti collaterali.
Nel 2012, altra embolia polmonare, questa volta per causa ignota e da allora sono di nuovo sottoposta a terapia anticoagulante con warfarin.
Il farmaco è piuttosto facile da gestire, mensilmente mi sottopongo al test presso il centro, dopo qualche difficoltà iniziale a mantenere il range terapeutico adesso non ho problemi a tenere sotto controllo il mio INR.
Conduco una vita normale e piuttosto attiva: vado in bicicletta e arrampico in montagna. La parte più difficile è l’essere in terapia cronica e quindi la dipendenza dal farmaco.
Nel 2013 ho fatto un viaggio bellissimo e piuttosto avventuroso in Guatemala che per me è stato da un lato uno stimolo per sentirmi “normale” e dall’altro un mettermi alla prova. Al rientro qualche attenzione in più per rimettere a posto il mio range e poi tutto come sempre. E’ stata una scommessa che ho vinto! Non voglio che il farmaco influenzi le mie scelte e la mia vita.
Ciò che mi disturba sono i piccoli traumi che generano lividi, gli incidenti casalinghi come i tagli che impiegano molto tempo a risolversi. La ferita per una banale caduta con la bicicletta ci ha messo due mesi a rimagirnarsi completamente. Le emorragie sono una delle mie paure.
Vado agli incontri con medici e pazienti che organizza AIPA, sono un’occasione importante per saperne di più e venire a conoscenza dei nuovi farmaci, dei rischi e benefici che portano. La parte razionale di me sa che il Coumanin è un farmaco salvavita, soprattutto quando come me si ha la variante protrombinica che ho trasmesso purtroppo anche ai miei figli, ma non riesco ad accettarlo fino in fondo. Temo che, con l’andare degli anni, gli effetti collaterali o l’insorgere di altre problematiche legate all’età, possano rendere più difficile la gestione del farmaco.
Ma voglio comunque essere positiva: adesso sto bene e la regola del “carpe diem” è sempre la migliore terapia.

Emanuela Meneghetti

Paziente

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La visione di Flavia
Non abbassare la guardia
La mia storia è un po’ diversa alla sua: ho saputo da subito che avrei dovuto prendere l’anticoagulante per tutta la vita, perché mi è stata “montata” una valvola meccanica. Ed essendo un farmaco salvavita, che ho cominciato ad assumere dopo una operazione particolarmente grave, mi è sempre stato abbastanza simpatico.
L’importante è che una “buona convivenza” non ci faccia abbassare la guardia sulla regolarità dell’assunzione, sulla regolarità dei controlli e sui rischi (penso soprattutto ai rischi di emorragia da traumi).
Nel mio caso una seconda operazione all’aorta, più grave ancora della prima (sostituzione dell’arco aortico) mi ha richiamato ad una ulteriore attenzione, anche se non ho mai rinunciato a viaggi anche lontani, ad un po’ di sport, ecc… e ho 68 anni!
Quindi serenità, senza abbassare la guardia!

Flavia Franzoni Prodi

Paziente anticoagulata

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PHOTO CREDITS: Flickr | Oscar Rethwill

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