Pubblichiamo la testimonianza di Davide, un under 30 di Treviso da qualche anno in terapia con un anticoagulante orale diretto. L’anticoagulante non gli ha impedito di riprendere una delle sue grandi passioni, l’arrampicata. Oggi continua a praticarla, con qualche piccola accortezza in più.

Mi chiamo Davide, abito a Treviso e ho 25 anni. Dal 23 dicembre 2018 sono in terapia con uno dei cosiddetti “nuovi” farmaci anticoagulanti orali diretti, chiamati anche NAO o DOAC.
Alla nascita ho ereditato da mia madre un deficit di antitrombina III che mi rende più propenso a trombosi e problemi con la coagulazione del sangue. L’antivigilia di Natale del 2018 sono stato ricoverato in codice rosso al Pronto Soccorso dell’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso a causa di un’improvvisa disestesia bilaterale agli arti inferiori (si erano paralizzate le gambe improvvisamente). In seguito a vari esami del sangue ed ad un’angioTac toraco-addominale si scoprì che avevo un’embolia polmonare massiva, dei difetti di opacizzazione a carico della vena cava superiore e della giugulare, un’occlusione dell’aorta sottorenale con estensione del trombo fino al carrefour aortico per circa 4,5 cm. Il difetto di riempimento trombotico continuava fino alla diramazione prossimale delle arterie iliache comuni per circa 3 cm bilateralmente.
Cosi sono stato ricoverato in Unità di Terapia Intensiva Cardiologica (UTIC) e trattato con trombolisi sistemica. In seguito sono stato sottoposto ad una tromboendoarteriectomia transfemorale bilaterale in quanto gli arti inferiori erano ancora paralizzati. Durante gli undici giorni di ricovero tra UTIC e Cardiologia mi è stata riscontrata una pervietà del Forame Ovale, problema risolto nel settembre 2019 in Day Hospital presso il reparto di Emodinamica dell’ospedale trevigiano.
Da subito sono stato trattato con un anticoagulate orale diretto in combinazione con un gastroprotettore; fino a gennaio 2020, inoltre, ho dovuto indossare le calze elastocompressive antitrombotiche.
Ad oggi convivo benissimo con questa terapia anticoagulante, nessun sintomo negativo o sanguinamenti improvvisi e da novembre 2019 ho ripreso a fare escursionismo di un certo livello, attività che pratico da 10 anni con il Club Alpino Italiano di Treviso.

Per me è stato fondamentale avere un buon dialogo con il mio medico: può sembrare banale ma è indispensabile parlare con lui di dubbi o sintomi e non fare di testa propria. Quello che ho particolarmente apprezzato della terapia anticoagulante è che mi permette di fare tutto ciò che facevo prima e non ho dovuto nemmeno modificare il mio stile di vita alimentare. Ovviamente serve qualche accorgimento in più, soprattutto per l’arrampicata, che è un mi grande hobby da 12 anni. Ma il non avervi dovuto rinunciare ha fatto davvero la differenza per me. Ogni tanto, anche se non richiesto, mi sottopongo a analisi del sangue per controllare che tutti i valori siano a posto. Per il resto, dopo un periodo di controlli più serrati, mi dovrò sottoporre a visite mediche solo una volta l’anno, a riprova del fatto che la terapia sta funzionando bene.

Volevo fare un ringraziamento davvero speciale a tutti i medici, infermieri e al personale socio-sanitario che si sono presi cura di me in questo periodo non sempre facile, perché senza le loro competenze e la loro straordinaria esperienza quel giorno le cose sarebbero potute andare in maniera molto differente.

Foto di skeeze da Pixabay

Davide Cecchi

Paziente, Treviso

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