Si tratta di un parametro spia che gli esperti usano in particolari condizioni per capire se c’è una attivazione della coagulazione. Tuttavia, livelli aumentati nel sangue, riscontrati occasionalmente senza altri sintomi clinici spesso non hanno un significato riconducibile a una malattia o se ce l’hanno questo non è noto con certezza.

Molti frequentatori del nostro portale scrivono per chiedere delucidazioni sul significato dei livelli elevati di D dimero, che scoprono di avere a seguito di esami di laboratorio richiesti dal loro medico curante.
Anzitutto è bene chiarire che gli esami del sangue raramente si prescrivono se non c’è una ragione che ne supporti la richiesta. Questo di solito accade quando il paziente presenta una storia clinica che potrebbe suggerire la presenza di una condizione patologica. In questi casi il medico si potrebbe servire di un esame del sangue per avvalorare la sua ipotesi diagnostica. Gli esami del sangue possono essere prescritti anche in una situazione di benessere, al solo scopo di controllare alcuni parametri, nella speranza che le loro modificazioni possano essere la spia della insorgenza di una condizione patologica non ancora clinicamente manifesta. Esempi di quest’ultimo tipo sono la misura dell’emocromo (conteggio dei globuli rossi, bianchi e piastrine del sangue), colesterolo, trigliceridi, glicemia, creatinina, enzimi epatici e altri ancora.
La misura del D dimero non rientra fra le prescrizioni di cui sopra. Sebbene questo parametro sia una spia che gli esperti usano in particolari condizioni per capire se c’è una attivazione della coagulazione, i livelli aumentati nel sangue, riscontrati del tutto occasionalmente, senza altri sintomi clinici, non hanno molto spesso un significato sicuramente riconducibile a una malattia o condizione patologica, o se ce l’hanno il significato non è noto con certezza.

D’altro canto, i livelli aumentati di D dimero si riscontrano quasi invariabilmente nei pazienti con trombosi delle vene profonde degli arti inferiori o embolia polmonare [cumulativamente chiamate tromboembolismo venoso, (TEV)] recente. In questi casi la misura del D dimero è molto utile al medico per escludere la diagnosi di TEV.
In effetti, la storia della ricerca clinica e di laboratorio degli ultimi 30 anni, ha dimostrato in maniera inconfutabile che in un soggetto con sospetto di TEV, sulla base dei sintomi clinici (sintomi che il medico è in grado di identificare), se la probabilità di TEV è bassa e il D dimero è normale, il TEV si può escludere con ragionevole certezza.

La diagnosi di esclusione è molto importante perché risparmia al paziente la terapia antitrombotica, non necessaria (e anzi potenzialmente pericolosa) in assenza di TEV. Dunque, un D dimero normale e una bassa probabilità clinica di TEV, porta ad escludere quella patologia. Ci si può chiedere se è vero il contrario. In altre parole, quando il D dimero è elevato è ragionevole concludere che c’è un TEV in atto? Purtroppo non è così. Ci sono moltissime situazioni (lungo elencarle tutte in questa sede) che comportano aumenti sostanziali del D dimero senza alcuna associazione con il TEV. Gli esperti sintetizzano questo concetto dicendo che il D dimero è sensibile, ma poco specifico per il TEV.

Altri usi del D dimero, che sono stati consacratati dalla ricerca degli ultimi anni, sono la sua misura al momento della sospensione della terapia anticoagulante dopo un periodo standard (di solito tre o sei mesi dall’evento). Se il D-dimero alla sospensione è elevato, ci sono buone ragioni per consigliare il proseguimento della terapia. Cosa si può allora concludere? Prescrivere la misura del D dimero al di fuori delle circostanze di cui sopra, potrebbe complicare l’interpretazione dei risultati, perché in molti casi le ragioni dell’aumento non sono note. In questi casi il medico spesso non sa come affrontare il problema e il paziente resta inutilmente preoccupato. La speranza è che la ricerca dei prossimi anni possa arricchire le conoscenze sulle cause e sul significato del D dimero in molte condizioni cliniche.

Armando Tripodi

Professore Ordinario di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Milano

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