L’esperienza di un infermiere domiciliare che utilizza i coagulometri portatili per l’esame dell’INR: “In molti mi chiedono come ottenerlo e si stupiscono della rapidità del test”, racconta l’operatore, che incontra una ventina di pazienti al mese.

Nell’arcipelago circa l‘1% della popolazione è in terapia anticoagulante (soprattutto AVK). Nei policlinici sono usati i point-of-care per la misurazione dell’INR, in modo da poter aggiustare in tempo reale la posologia.

Il nuovo documento prodotto dall’American Society of Hematology non rappresenta uno “standard di cura” ma è uno strumento per aiutare i medici clinici a prendere le migliori decisioni circa aspetti diagnostici e terapeutici alternativi.

Si tratta di un parametro spia che gli esperti usano in particolari condizioni per capire se c’è una attivazione della coagulazione. Tuttavia, livelli aumentati nel sangue, riscontrati occasionalmente senza altri sintomi clinici spesso non hanno un significato riconducibile a una malattia o se ce l’hanno questo non è noto con certezza.

Almeno 500.000 pazienti italiani oggi senza trattamento potrebbero in futuro iniziare una terapia grazie alla recente revisione di AIFA delle indicazioni per la rimborsabilità di questi farmaci. 

Oriana Paoletti del Centro Emostasi e Trombosi ASST Cremona durante il convegno bolognese ha risposto alla domanda “Sono un’anziana di 78 anni, da qualche anno in cura con Coumadin. Purtroppo il mio INR spesso varia in misura importante, nonostante io faccia una vita e una dieta molto controllata. Quali le ragioni? Cosa posso fare?

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