Dal 3 al 6 dicembre si è svolto a San Diego il 58simo congresso della Società Americana di Ematologia, sono stati oltre 27.000 i partecipanti e 5.000 i lavori scientifici presentati, tra questi alcuni studi di interesse clinico nel campo delle terapie anticoagulanti. Di seguito una sintesi dei più interessanti.

Studio SURPRISE
Jan Beyer-Westendorf ha presentato lo studio randomizzato SURPRISE per trattamento delle trombosi venose superficiali (TVS) di coscia ad alto rischio e che prevedeva un braccio in trattamento con fondaparinux 2.5 mg/die vs rivaroxaban (10 mg/die). I pazienti dovevano presentare, oltre alla TVS, anche un fattore di rischio aggiuntivo (quali età > 65anni, sesso maschile, presenza di cancro, assenza di ectasie venose); erano esclusi i pazienti con TVS prossimale all'ostio della femorale comune. Sono stati studiati in "open-label" 236 pazienti per braccio, con una non inferiorità dimostrata per rivaroxaban che ha comunque avuto un tasso di eventi lievemente maggiore di fondaparinux (3.3% vs. 1.5% a 45 giorni). Lo studio mostra comunque che in questi pazienti ad alto rischio sembra essere presente un "rebound" (rimbalzo) di ricorrenze al termine della terapia anticoagulante, a differenza di quanto era apparso nello studio CALISTO (6.7% vs 1.2%), suggerendo pertanto che non tutte le TVS sono uguali ma che hanno invece profili di rischio diversi.

Tromboembolismo venoso nei bambini
Jacqueline Halton ha presentato i dati sull'uso di una soluzione orale di dabigatran nei bambini. É stata studiata la farmacocinetica e dinamica in PK e PD nei bambini con diagnosi di tromboembolismo venoso (TEV) che avevano concluso il trattamento eparinico, e che hanno ricevuto una singola somministrazione orale variabile da 2.9-5,5 mg/kg peso corporeo. Sono stati studiati 6 pazienti di età 1-2 anni, e 9 di età 2-12 anni; i dati sono risultati molto simili a quanto osservato negli adulti, senza effetti collaterali. Si apre dunque una prospettiva per studi di fase II-III anche nei bambini.

Effetto del peso corporeo negli eventi tromboembolici ed emorragici nei trial randomizzati con NAO
Kochawan Boonyawat ha presentato una meta-analisi sull'effetto del peso corporeo estremo negli eventi tromboembolici ed emorragici nei trial randomizzati che hanno utilizzato nuovi anticoagulanti orali (NAO) a dose fissa. L'ipotesi era che gli eventi emorragici potessero essere più frequenti nei pazienti a basso peso (<60 kg), e che per contro potessero essere più frequenti le complicanze tromboemboliche nei pazienti sovrappeso (>100 kg) nei confronti dei pazienti in terapia con warfarin (AVK) sottoposti a monitoraggio di laboratorio. Paradossalmente si è osservato un aumento del rischio tromboembolico nei pazienti sottopeso, mentre i pazienti obesi avevano una riduzione del rischio tromboembolico.

Predizione del rischio di sanguinamento
Philip Wells ha presentato una valutazione degli algoritmi per la predizione del rischio di sanguinamento nei pazienti anticoagulati. Sono stati valutati dati provenienti da 2514 pazienti, per un totale di 7072 anni-paziente, rilevando un tasso di emorragia maggiore pari a 1.7% anno paziente, con 7 emorragie fatali. Il tasso di complicanze era costante nel tempo, ed appariva sempre molto basso quando il punteggio degli score analizzati (HAS-BLED, RIETE, OBRI, ACCP9) era <=1 nei vari score, ma saliva a oltre il 3% se lo score era>=2. Pertanto i pazienti ad alto rischio emorragico identificato dai vari score dovrebbero essere soggetti ad un attento follow-up clinico.

Studi RE-COVER e RE-MEDY, una rianalisi
Menno Huisman ha presentato una rianalisi di 1280 donne in età fertile trattate con dabigatran negli studi RE-COVER e RE-MEDY, per valutare l'incidenza di problemi metrorragici. Questi erano presenti nel 5.9% delle donne trattate con dabigatran e nel 9.6% di quelle trattate con warfarin (OR= 0.59, 95% CI 0.39-0.90), suggerendo una certa sicurezza di dabigatran nelle donne fertili.

Uso dell'eparina nei pazienti con neoplasia cerebrale
Charlene Mantia ha presentato uno studio condotto su 100 pazienti con neoplasia cerebrale che avevano ricevuto o meno eparina a basso peso molecolare (EBPM) a dosaggio terapeutico o meno a causa di un episodio di tromboembolismo venoso, e che valutava l'incidenza di emorragia intracerebrale documentata alla TAC cerebrale. Ad un anno, l'incidenza di emorragia intracerebrale misurabile (almeno >1 mL) era del 23.6% in coloro trattati con EBPM e del 20.0% in un gruppo di controllo con neoplasia cerebrale e che non aveva mai ricevuto terapia eparinica. Gli Autori concludono che l'emorragia cerebrale è tipica del paziente con neoplasia cerebrale e che non viene aumentata significativamente dall'uso di eparina a dosi terapeutiche.

Alberto Tosetto

Dirigente medico, Divisione di Ematologia, Ospedale S. Bortolo, Vicenza

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