Una survey nazionale aperta anche a specialisti come internisti, nefrologi e diabetologi cerca di capire quanto le indicazioni internazionali siano recepite nel quotidiano. L’indagine si concluderà a fine ottobre.

Nella fibrillazione atriale gli specialisti non si attengono del tutto alle linee guida dell’ESC, la Società europea di Cardiologia. È questa la prima indicazione che arriva dalla survey promossa dal Council federativo di cardiologia, che sta raccogliendo informazioni sulla pratica clinica dell’anticoagulazione non solo tra i cardiologi, ma anche tra gli internisti, i nefrologi e i diabetologi.
Delle circa 200 risposte pervenute al momento dell’intervista, per esempio, poco più della metà degli intervistati (il 52%) consiglia ai propri pazienti lo switch dalle terapie in AVK ai DOAC. “Ci aspettavamo di trovare un dato nettamente più alto – commenta Giovanni Vincenzo Gaudio, specialista in Medicina interna già presidente del Council – Credo che per superare 50% si debba continuare a fare informazione. Ritengo poi fondamentale coinvolgere i medici di medicina generale in questo processo, magari attraverso le associazioni di categoria”.

Il Council federativo di cardiologia
Il Council presieduto da Gaudio è l’unico riconosciuto dall’ESC in Italia e si caratterizza per includere specialisti di varie branche della medicina, non solo cardiologi, e per improntare i propri corsi alla pratica: “Ci interessa vedere se le linee guida internazionali su un argomento si traducano poi in realtà clinica oppure no”, spiega Gaudio.
La survey sull’anticoagulazione si chiuderà a fine ottobre, in tempo per il congresso nazionale del Council che inizierà, in forma digitale, il 30 ottobre.
“La nostra strategia è raccogliere dati prima dei corsi e dei congressi, per capire quali sono i temi che non sono stati ancora compresi appieno. Così cerchiamo di implementare la conoscenza su questi punti”.
Sui Centri per la Trombosi e la Sorveglianza delle Terapie anticoagulanti, Gaudio non ha dubbi: “Sono fondamentali per chi segue una terapia con AVK, ma lo restano anche per chi si affida ai DOAC: credo che potrebbero diventare punti di riferimento per problematiche complesse che hanno a che fare con l’anticoagulazione, in modo da avere una via preferenziale per questo tipo di pazienti, vista la grande esperienza accumulata dagli specialisti che vi lavorano”.




Lo studio START2

Per quanto riguarda i DOAC, ulteriori informazioni arrivano anche da un’analisi condotta su 3528 pazienti trattati con questa classe di farmaci e arruolati nel registro START2 che ha evidenziato che il trattamento a dosaggio standard viene prescritto nel 56% dei pazienti analizzati mentre il restante 44% riceve il dosaggio ridotto del farmaco scelto dal medico prescrittore.
Applicando lo schema del dosaggio raccomandato dalle linee guida della Società Europea di Cardiologia, l’analisi ha riscontrato che in realtà il 20% dei pazienti analizzati riceve un dosaggio inappropriato, sia se ci si riferisce alla dose standard sia a quella base. La dose ridotta e la prescrizione inappropriata sono più frequenti nelle donne rispetto agli uomini. Questi dati saranno presentati come comunicazione orale al prossimo congresso SISET che si terrà a Baveno dal 5 al 7 novembre.

Redazione

Anticoagulazione.it

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