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Lo afferma uno studio canadese, che va contro la raccomandazione ancora diffusa che i pazienti sottoposti a questo trattamento debbano evitare di introdurre vitamina K nella loro dieta. Quello che va limitato, semmai, è un cambio repentino di dieta.

Da anni ormai FCSA, la Federazione dei Centri per la diagnosi della trombosi e la sorveglianza delle terapie anticoagulanti, raccomanda di non imporre ai pazienti in trattamento con farmaci anti vitamina K (AVK) limitazioni dietetiche, in particolare sull’uso delle verdure. La conoscenza del meccanismo d’azione di questi farmaci il cui effetto è antagonizzato dalla vitamina K, aveva portato a ritenere ragionevole la raccomandazione che i pazienti sottoposti a questo trattamento dovessero evitare di introdurre vitamina K. Tale raccomandazione tuttavia non è mai stata basata su studi metodologicamente accurati, ma solo su di una ‘ragionevole ipotesi’. Per ragioni non chiare tale raccomandazione è divenuta nel corso del tempo un convincimento radicato e molti si sono adoperati per produrre liste di cibi proibiti che hanno avuto molto successo. Di queste liste se ne possono trovare a decine, dimostrando la grande attenzione posta su questo problema. Tuttavia si tratta di elenchi spesso in contraddizione gli uni con gli altri e che il più delle volte gettano nel panico intere famiglie che non sanno più cosa cucinare. FCSA da anni ha dato raccomandato di lasciare al paziente una dieta libera, con la sola attenzione ad evitare eccessive variazioni dello schema di dieta abituale. Va sottolineato poi come siano aumentate le conoscenze a proposito del minore rischio cardiovascolare di coloro che seguono la dieta mediterranea, in cui l’alto contenuto di verdure è una delle caratteristiche fondamentali. Per cui appare ancora più errato sconsigliare ai pazienti una dieta povera di verdure.

È recentemente comparsa su JAMA la segnalazione dei primi risultati di uno studio canadese che ha preso in esame pazienti in trattamento con warfarin con una bassa qualità del livello di anticoagulazione, misurata in un tempo in range terapeutico (TTR) di circa il 50%. I pazienti sono stati divisi in due gruppi: uno riceveva generiche informazioni circa la dieta, mentre l’altro veniva invitato a seguire un regime dietetico ad alto contenuto di vitamina K (150 μg al giorno). In particolare ai pazienti venivano insegnate ricette a base di verdure a foglia larga, cavoli e broccoli. Venivano dati loro opuscoli con ricette di cucina e invitati a periodici controlli. In rari casi, qualora i pazienti non riuscissero ad introdurre con la dieta una quantità di vitamina K pari a 150 μg al giorno, si è anche proceduto alla somministrazione di basse dosi di vitamina K. L’obiettivo dello studio era raggiungere un TTR pari al 70%. Dopo sei mesi il 20% dei pazienti del primo gruppo aveva raggiunto l’obiettivo, contro il 50% dei pazienti del secondo gruppo. Viene inoltre segnalato come la qualità di vita dei pazienti lasciati liberi di mangiare cavoli e altre verdure fosse migliore, con una migliore aderenza al trattamento.

Ci auguriamo che i risultati dello studio vengano confermati e che la loro pubblicazione su di un giornale così prestigioso aiuti ad evitare che il paziente in trattamento con warfarin sia vessato da inutili raccomandazioni, che alla luce di questi dati si potrebbero rivelare non solo inutili ma anche dannose.

IN BREVE...
Da anni la raccomandazione più diffusa tra gli esperti è di non imporre ai pazienti in trattamento con farmaci anti vitamina K (AVK) limitazioni dietetiche, in particolare sull’uso delle verdure. Questo si scontra con il convincimento, ancora molto diffuso e non sostenuto scientificamente, che i pazienti sottoposti a questo trattamento debbano evitare di introdurre vitamina K nella loro dieta.
Un recente studio canadese ha preso in esame pazienti in trattamento con warfarin con una bassa qualità del livello di anticoagulazione, misurata in un tempo in range terapeutico (TTR) di circa il 50%. I pazienti sono stati divisi in due gruppi: uno riceveva generiche informazioni circa la dieta, mentre l’altro veniva invitato a seguire un regime dietetico ad alto contenuto di vitamina K. L’obiettivo dello studio era raggiungere un TTR pari al 70%. Dopo sei mesi il 20% dei pazienti del primo gruppo aveva raggiunto l’obiettivo, contro il 50% dei pazienti del secondo gruppo, a testimonianza del fatto che l’assunzione di vitamina K non solo non è nociva, ma aiuta a raggiungere l’obiettivo.


Bibliografia
Voelker R. Green Vegetables, Herbs, and Oils May Help Stabilize Patients Taking Warfarin. JAMA Published online September 4, 2019.

Daniela Poli

Centro Trombosi - SOD Malattie Aterotrombotiche - AOU Careggi Firenze

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