La pubblicazione di un articolo di questi giorni dischiude uno scenario inatteso per l’interpretazione del tromboembolismo venoso (TEV). Gli autori hanno usato i risultati di due trials clinici (Einstein Extension ed Einstein Choice) per stimare il rischio di recidiva tromboembolica in relazione con il profilo basale di rischio1.

La pressochè contemporanea pubblicazione di una indagine meta-analitica e di uno studio di coorte mi offre l’opportunità di commentare le prospettive di impiego nel mondo reale dei nuovi anticoagulanti diretti (NAO) per la terapia del tromboembolismo venoso nei pazienti neoplastici (CAT).

Un articolo di questi giorni ripropone in termini nuovi un problema antico, e forse riuscirà a convincere anche i più scettici che i farmaci antipsicotici vanno considerati, alla stregua di altre categorie di farmaci (in primis i farmaci ormonali), un fattore di rischio tutt’altro che trascurabile di eventi tromboembolici venosi (TEV) e forse, chissà, anche arteriosi.

Sulla terza rivista mondiale della Medicina clinica (JAMA) è stato pubblicato pochi giorni fa un articolo destinato a fare scalpore 1. Gli autori affrontano con una determinazione ed un rigore che hanno pochi precedenti nella letteratura flebologica il problema delle vene varicose, e valutano la loro associazione con complicanze vascolari potenzialmente gravi: trombosi venosa profonda (TVP), embolia polmonare (EP) ed arteriopatia periferica degli arti inferiori (PAD).

Dal CAT Forum internazionale di Vienna, febbraio 2018

Alla fine di febbraio sono stato invitato a relazionare ad un importante evento internazionale, destinato alla terapia della trombosi associata al cancro (CAT). Il compito a me assegnato è stato il ruolo della terapia parenterale alla luce delle segnalazioni degli ultimi mesi. L’occasione è propizia per riassumere brevemente il mio intervento ed al contempo descrivere e commentare alcuni importanti articoli che sono stati pubblicati in questi ultimi mesi.

La segnalazione avvenuta in questi giorni di un importante contributo alla identificazione dei pazienti con embolia polmonare (EP) a rischio di evoluzione sfavorevole mi dà l’opportunità di affrontare un argomento di grande attualità e ricco di implicazioni pratiche. Ma come sempre preferisco far precedere alla descrizione dell’articolo alcune premesse, utili alla sua corretta interpretazione.

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