Uno studio coordinato dal Prof. Paolo Prandoni e recentemente pubblicato su Thrombosis Research ha esaminato l'entità della ricanalizzazione di una trombosi venosa profonda (TVP) degli arti inferiori, in pazienti trattati con gli anticoagulanti orali diretti, noti anche come Nuovi Anticoagulanti Orali (NAO).

Nel febbraio scorso Alessandro Di Minno e collaboratori hanno pubblicato su Blood Rev1 una rassegna delle interazioni tra vecchi, nuovi anticoagulanti e farmaci, erbe e cibo. La rassegna credo sia di grande valore pratico perché facilmente consultabile.

In questo mese di aprile la rivista Internal and Emergency Medicine ha pubblicato una consensus sull'utilizzo degli anticoagulanti diretti (NAO).

Una delle preoccupazioni maggiori associate alla prescrizione dei farmaci anticoagulanti orali diretti (NAO) è che la riduzione delle visite mediche di controllo che questi farmaci consentono grazie alla loro maggiore maneggevolezza possa favorire un maggior numero di interruzioni spontanee della terapia da parte dei pazienti.

Il tromboembolismo venoso (TEV) è di frequente riscontro nei pazienti con neoplasie mieloproliferative, quali la policitemia vera e la trombocitemia essenziale. L'approccio corrente per questi pazienti è la terapia citoriduttiva, combinata con la profilassi antitrombotica.

I farmaci anticoagulanti orali diretti (NAO) si somministrano a dose fissa, senza un aggiustamento posologico, basato sul test di laboratorio, come invece avviene per i farmaci cumarinici (Coumadin, Sintrom, ecc.).

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