La trombosi venosa superficiale degli arti inferiori, che colpisce abitualmente un tratto della vena safena senza essere associata a trombosi venosa profonda (TVP) o embolia polmonare (EP), è una manifestazione clinica relativamente frequente.

Lo studio ha evidenziato come questo tipo di trombosi, abbastanza frequente e che viene considerata per lo più benigna, debba essere controllata in modo adeguato in quanto soggetta a recidive soprattutto nei pazienti di sesso maschile.

Essa può essere associata a cause specifiche, quali neoplasie o vene varicose, ma a volte si presenta in forma idiopatica; nel corso degli ultimi anni, la percezione che in particolare questo ultimo tipo di trombosi superficiale possa non avere un andamento del tutto benigno è sempre più supportata da dati scientifici, quali quelli provenienti dagli studi CALISTO e SURPRISE 1,2.
È stata recentemente pubblicata una sotto-analisi dello studio ICARO, coordinata da Stefano Barco, in cui 411 pazienti con tromboflebite superficiale isolata sono stati seguiti dai due ai cinque anni3. I pazienti avevano un’età mediana relativamente bassa (54 anni) e nella metà dei casi la tromboflebite era di natura idiopatica; erano stati trattati prevalentemente con eparina a basso peso molecolare in media per 30 giorni; in circa 40 pazienti era stato iniziato un trattamento anticoagulante con warfarin a lungo termine. 52 hanno in questo tempo sofferto di una recidiva tromboembolica (trombosi venosa profonda od embolia polmonare) con un’incidenza di 1.3 e 4.4% rispettivamente nei pazienti che erano in terapia anticoagulante o meno al momento della recidiva. I pazienti con neoplasia attiva o di sesso maschile erano a maggior rischio di recidiva tromboembolica. Sedici pazienti sono deceduti durante il follow-up, una mortalità annua pari a 1.4%, metà dei casi essendo legati a presenza di neoplasia.
Lo studio dimostra pertanto come la trombosi superficiale degli arti inferiori non deve essere considerata come una malattia autolimitantesi, ma che specialmente nei maschi necessita di un adeguato inquadramento e follow-up alla luce del possibile rischio di recidive clinicamente più importanti.

Bibliografia

  1. Beyer-Westendorf J, Schellong SM, Gerlach H, et al. Prevention of thromboembolic complications in patients with superficial-vein thrombosis given rivaroxaban or fondaparinux: the open-label, randomised, non-inferiority SURPRISE phase 3b trial. The Lancet Haematology 2017;4:e105-e113.
  2. Decousus H, Prandoni P, Mismetti P, et al. Fondaparinux for the treatment of superficial-vein thrombosis in the legs. The New England journal of medicine 2010;363:1222-1232.
  3. Barco S, Pomero F, Di Minno MND, et al. Clinical course of patients with symptomatic isolated superficial vein thrombosis: the ICARO follow-up study. J Thromb Haemost 2017;15:2176-2183.

Alberto Tosetto

Dirigente medico, Divisione di Ematologia, Ospedale S. Bortolo, Vicenza

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