È ormai noto come nei pazienti con infezione da SARS-CoV-2 si verifichi un’attivazione dell'emostasi, come dimostrato dal riscontro di elevate concentrazioni plasmatiche di D-dimero. È stato inoltre sperimentato che SARS-CoV-2 può promuovere l'endotelite, e, a sua volta, il danno endoteliale polmonare favorendo la trombogenesi.

La microangiopatia trombotica (TMA) è definita da anemia emolitica microangiopatica, trombocitopenia e insufficienza d'organo e può essere osservata in corso di diverse patologie tra cui le infezioni; le sue forme congenita ed acquisita sono entrambe caratterizzate da una riduzione dei livelli di ADAMTS-13, una metalloproteasi coinvolta nel clivaggio dei multimeri ultra-larghi del fattore di von Willebrand (vWF).

È stato ampiamente dimostrato che i livelli di ADAMTS-13 si modificano in corso di sepsi e ogni qual volta vi sia un’attivazione endoteliale indotta dall’infiammazione.

IN BREVE...
Due ricerche italiane hanno indagato se le variazioni dei livelli di ADAMTS-13 (una proteina che frammenta il fattore di von Willebrand) siano correlate con la mortalità dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2. I risultati dimostrano che bassi livelli di ADAMTS-13 riducono la sopravvivenza nei pazienti con il virus respiratorio.
Lo studio principale è stato condotto su un piccolo campione di pazienti, ma è di notevole importanza scientifica poiché contribuisce a chiarire i meccanismi che sottendono lo sviluppo di complicanze durante l’infezione da SARS-CoV-2 e suggerisce nuovi strumenti, facilmente utilizzabili nella pratica clinica quotidiana per individuare tempestivamente i pazienti destinati ad avere una prognosi peggiore e, di conseguenza, che possano beneficiare di un trattamento più aggressivo nelle prime fasi dell’infezione.


Pertanto, un gruppo di ricercatori italiani, coordinati da Giovanni Tiscia, ha condotto uno studio allo scopo di dimostrare se le variazioni dei livelli di ADAMTS-13 siano correlate con la mortalità dei pazienti con infezione da SARS-CoV-21. Come obiettivo secondario è stata inoltre indagata una possibile relazione tra ADAMTS-13, D-dimero, vWF e livelli di anticoagulanti naturali (antitrombina, proteina C, proteina S) per avere marcatori prognostici facili da dosare.
L’analisi ha coinvolto 77 pazienti ricoverati tra il 1 ° marzo e il 30 aprile 2020 presso l’Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo (Foggia) per infezione da SARS-CoV-2; in tutti i pazienti sono stati misurati i livelli di ADAMTS-13, vWF, antitrombina, proteina C, proteina S su un campione di sangue ottenuto entro sette giorni dal ricovero. La maggior parte dei pazienti (73%) aveva più di 60 anni e quasi tutti i pazienti (97,5%) hanno mostrato comorbidità; 14 (18%) pazienti erano ricoverati in terapia intensiva.
Dai risultati dell’analisi statistica emerge come i pazienti con livelli di ADAMTS-13 al di sotto del valore mediano (70 U/dL) avevano una sopravvivenza significativamente inferiore (p=0,025). Inoltre, è stato dimostrato che alti livelli di D-dimero e di vVF correlavano con bassi livelli di attività di ADAMTS-13; viceversa, una diminuzione di antitrombina, proteina C, proteina S rispetto ai valori normali correlava direttamente con una riduzione dei livelli di attività di ADAMTS-13.

Questi risultati sono in linea con quanto dimostrato recentemente da un altro gruppo di ricercatori italiani, coordinati da Mario Bazzan2, i quali hanno osservato che nei pazienti con infezione da SARS- CoV-2 bassi livelli di ADAMTS-13 sono inversamente correlati con la concentrazione del vWF e costituiscono un fattore prognostico negativo. Del resto, anche nella sepsi, così come in corso di infezione da SARS-CoV-2, si osserva un incremento del D-dimero e una riduzione degli anticoagulanti naturali come effetti dell’anomala attivazione dell’emostasi a seguito della disfunzione endoteliale.
Lo studio, seppur condotto su un piccolo campione di pazienti, è di notevole importanza scientifica poiché contribuisce a chiarire i meccanismi patogenetici che sottendono lo sviluppo di complicanze sistemiche in corso di infezione da SARS-CoV-2 e suggerisce nuovi strumenti, facilmente utilizzabili nella pratica clinica quotidiana, per individuare tempestivamente i pazienti destinati ad avere una prognosi peggiore e, di conseguenza, che possano beneficiare di un trattamento più aggressivo nelle prime fasi dell’infezione.


Bibliografia

  1. Tiscia GL, Favuzzi G, De Laurenzo A, et al. Reduction of ADAMTS13 Levels Predicts Mortality in SARS-CoV-2 Patients. TH Open 2020;4:e203–e206.
  2. Bazzan M, Montaruli B, Sciascia S, et al. Low ADAMTS 13 plasma levels are predictors of mortality in COVID 19 patients. Intern Emerg Med 2020; 5:861-863.

Domenico Prisco

Professore ordinario di Medicina Interna, Università di Firenze e Direttore della SOD complessa Medicina Interna Interdisciplinare, Azienda ospedaliero-universitaria Careggi, Firenze

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