Uno studio italiano ha osservato un maggior tasso di sanguinamento a dosi più elevate, soprattutto negli ultraottantenni e in chi è sottoposto a duplice terapia antipiastrinica. Gli esperti suggeriscono cautela.

Nei pazienti con coagulopatia da COVID-19 è stato proposto l’uso di dosi di eparina a basso peso molecolare (EBPM) superiori a quelle comunemente utilizzate nella profilassi del tromboembolismo venoso. Tale atteggiamento viene motivato dal rischio tromboembolico più elevato riscontrato in questi pazienti, in particolare per quanto riguarda un elevato tasso di trombosi polmonare.

IN BREVE...
Nei mesi scorsi, ai pazienti con COVID-19 e difetti della coagulazione sottoposti a ricovero ospedaliero spesso sono state prescritte dosi più alte di eparine a basso peso molecolare rispetto a quelle utilizzate di solito nella profilassi del tromboembolismo venoso. Questo comportamento è giustificato dal maggior rischio trombotico che questa classe di pazienti ha. Tuttavia, finora non ci si era interrogati a fondo sul rischio di sanguinamento che una dose maggiore di eparine potrebbe comportare.
Un gruppo di ricercatori italiani ha analizzato le complicanze nei pazienti ricoverati in unità di cura non-intensiva dal 26 febbraio al 6 aprile 2020 a cui erano state prescritte diverse terapie antitrombotiche. Gli esperti hanno analizzato un gruppo di pazienti che ha ricevuto la dose standard di eparine e un altro gruppo che ha avuto la dose aumentata. In quest’ultimo sono stati osservati sanguinamenti più frequenti, soprattutto nei pazienti ultraottantenni o in quelli con duplice terapia antipiastrinica in atto.
I risultati suggeriscono quindi l’estrema cautela che dovrebbe essere applicata in fase decisionale e la necessità di personalizzare la terapia in base alle caratteristiche del paziente.


Poco si sa invece circa il rischio emorragico legato all’uso di dosi più elevate di eparina in questi pazienti. In attesa dei risultati di trial randomizzati in corso, un gruppo di ricercatori italiani ha analizzato in maniera sistematica il tasso di complicanze nei pazienti ricoverati in unità di cura non-intensiva dal 26 febbraio al 6 aprile 2020, e in cui i medici curanti avevano prescritto vari regimi di profilassi antitrombotica1.

Sono stati analizzati due gruppi di pazienti. Il primo, comprendente 240 pazienti, aveva ricevuto eparina a dosaggio profilattico standard (eparina non frazionata fino a 15000 U, enoxaparina fino a 4000 U o fondaparinux fino a 2.5 mg giornaliere). Il secondo, di 84 pazienti, aveva ricevuto dosi giornaliere maggiori. I ricercatori hanno osservato un tasso di sanguinamento di 26.4 eventi emorragici per 100 mesi-paziente nel gruppo a dosaggio di eparina maggiore, e del 6.9 per 100 mesi-paziente nel gruppo a dosaggio standard. In particolare, apparivano più frequenti sia le emorragie maggiori che quelle non maggiori ma clinicamente rilevanti. Inoltre, apparivano a maggior rischio di sanguinamento i pazienti ultraottantenni o con duplice terapia antipiastrinica in atto.

Lo studio dunque rappresenta una ulteriore conferma della necessità di una grande cautela nell’uso delle terapie anticoagulanti, e in particolare nell'attenta stratificazione del rischio emorragico presente nel paziente.


Bibliografia

1. Pesavento R, Ceccato D, Pasquetto G, Monticelli J, Leone L, Frigo A, Gorgi D, Postal A, Marchese GM, Cipriani A, Saller A, Sarais C, Criveller P, Gemelli M, Capone F, Fioretto P, Pagano C, Rossato M, Avogaro A, Simioni P, Prandoni P, Vettor R (2020) The hazard of (sub)therapeutic doses of anticoagulants in non-critically ill patients with Covid-19: the Padua province experience. J Thromb Haemost. doi:10.1111/jth.15022

Alberto Tosetto

Dirigente medico, Divisione di Ematologia, Ospedale S. Bortolo, Vicenza

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