Un gruppo di medici lombardo ha osservato il fenomeno utilizzando il Cardiac Arrest Registry regionale per avere una comparazione con l'anno scorso.

L'Italia è dotata di un Servizio Sanitario Nazionale tra i migliori al mondo, universalistico, e ha dimostrato in più occasioni di essere presente là dove si crea un'esigenza sanitaria. Questo è dovuto alle donne e agli uomini che ne sono la struttura essenziale e che con l'attenzione che ogni giorno dedicano al loro lavoro sono in grado di far fronte a queste esigenze.
In questi mesi di pandemia che hanno stravolto la vita di tutti noi se ne è fatto un gran parlare, spesso con toni di eccessiva mitizzazione, ma che hanno sicuramente reso in piccola parte giustizia ai tanti operatori che lavorano da anni in gran parte "contro". "Contro" la mancata percezione da parte della gente di quanto il SSN sia prezioso, "contro" gli amministratori che pensano che la Sanità si gestisca solo con ingegneri e metodo Toyota, "contro" la stampa che ha ormai una rubrica quotidiana da riempire, come l'oroscopo del giorno o le previsioni del tempo, quella della malasanità e che invece non svolge il suo lavoro come dovrebbe raccontando quello che realmente accade quotidianamente all'interno del nostro Servizio Sanitario.

In questo caso si tratta di un gruppo di medici che lavorano in Ospedali della Lombardia e che attraverso il registro Lombardia Cardiac Arrest Registry (Lombardia CARe), hanno comparato il numero di arresti cardiaci avvenuti sul territorio delle province di Lodi, Cremona, Pavia e Mantova durante i primi 40 giorni della pandemia da COVID-19, dal 21 febbraio al 31 marzo 2020, con lo stesso periodo del 2019.
Durante questo periodo sono stati riportati 9806 casi di infezione da SARS-CoV-2 in questa area e 362 casi di arresto cardiaco fuori dall'ospedale, contro i 229 casi avvenuti nello stesso periodo dell'anno precedente. Si è quindi registrato un aumento di arresti cardiaci pari al 58%. Le caratteristiche dei pazienti erano simili a quelle rilevate nel 2019.

Nonostante il grave sforzo cui il Servizio Sanitario era sottoposto in quei giorni anche per questo straordinario aumento di casi, il tempo di arrivo dell'ambulanza è risultato superiore solo di 3 minuti. Purtroppo tuttavia si è assistito ad un 15% in meno di casi in cui le persone presenti all'evento hanno iniziato le manovre di rianimazione cardiopolmonare, dato probabilmente da ricondurre alla paura del contagio. La mortalità complessiva di chi è stato sottoposto a manovre di rianimazione dal personale dell'ambulanza è stata superiore del 14.9% rispetto al 2019. L'incidenza cumulativa dell'arresto cardiaco sul territorio è risultata fortemente associata all'incidenza dell'infezione da SARS-CoV-2 (coefficiente di correlazione 0.87; 95% intervallo di confidenza 0.83 - 0.91; P<0.001) e in stretta correlazione temporale con questa. Un totale di 103 pazienti erano affetti da COVID-19, per un totale del 77.4% dell'aumento totale e questo contribuisce a spiegare l'aumento di mortalità registrato.

Hanno partecipato a questa pubblicazione operatori sanitari appartenenti al SSN, che svolgono un lavoro assistenziale e ai quali non viene chiesto di fare ricerca. Anche in questo caso i medici italiani hanno dimostrato invece che si può e si deve fare ricerca attraverso il lavoro quotidiano e che questo è un contributo essenziale a migliorare la qualità dell'assistenza.


Bibliografia

  1. Baldi E, Sechi GM, Mare C et al,. Out-of-hospital cardiac arrest during the Covid-19 outbreak in Italy N Engl J Med. 2020 Apr 29;NEJMc2010418. doi: 10.1056/NEJMc2010418. Online ahead of print.

Daniela Poli

Centro Trombosi - SOD Malattie Aterotrombotiche - AOU Careggi Firenze

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