Nonostante gli anticoagulanti diretti abbiano rivoluzionato la gestione della terapia anticoagulante, un paziente naïve su quattro li interrompe. Uno studio italiano basato sulle banche dati venete cerca di indagarne i fattori.

La terapia anticoagulante è fondamentale per la prevenzione dell'ictus nei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare. La persistenza della terapia anticoagulante orale è essenziale per prevenire le complicanze tromboemboliche. “Un gran numero di pazienti non è persistente agli anticoagulanti orali diretti” conclude un gruppo di autori italiani in uno studio recentemente pubblicato1.

Uno studio italiano condotto sui dati prodotti dalla Regione Veneto ha analizzato la persistenza (cioè la costanza nella terapia) di pazienti che si sono sottoposti per la prima volta a terapia anticoagulante con NAO.
Nonostante i NAO abbiano rivoluzionato la gestione della terapia anticoagulante offrendo numerosi benefici clinici e pratici rispetto agli AVK, un paziente su quattro interrompe la terapia entro 12 mesi. Tra i fattori che hanno influenzato negativamente la persistenza sono stati il genere femminile, l’età inferiore ai 65 anni, la malattia renale e una storia di sanguinamento. D'altra parte, la persistenza è stata migliore nei pazienti con ipertensione, precedenti eventi ischemici cerebrali e precedente infarto miocardico acuto. La sospensione è stata associata a precedenti eventi emorragici e malattia renale. Le caratteristiche identificate in questo studio sono molto importati per definire a priori i pazienti con un più alto rischio di non-persistenza prendendo le dovute misure per migliorare la prosecuzione a corretta a lungo termine di una così importante terapia.


Gli autori hanno analizzato i dati raccolti in uno studio di coorte retrospettivo nella Regione Veneto (circa 5 milioni di abitanti) utilizzando le banche dati del sistema sanitario regionale. I pazienti analizzati erano pazienti naïve all’anticoagulazione e hanno iniziato una terapia anticoagulante con un NAO da luglio 2013 a settembre 2017. In tutto sono stati identificati circa 18.000 pazienti in un periodo di circa 4 anni.

Dopo un anno, la persistenza ai NAO è del 72,9%. Circa il 9,8% dei pazienti sono passati a un AVK. In un’analisi multivariata, i fattori che hanno influenzato negativamente la persistenza sono stati il genere femminile, l’età inferiore ai 65 anni, malattia renale e storia di sanguinamento. D'altra parte, la persistenza era migliore nei pazienti con ipertensione, precedenti eventi ischemici cerebrali e precedente infarto miocardico acuto.
Nonostante i NAO abbiano rivoluzionato la gestione della terapia anticoagulante offrendo numerosi benefici clinici e pratici rispetto agli AVK, “uno su quattro pazienti naïve interrompono la terapia entro 12 mesi” concludono gli autori.

Alcune caratteristiche possono identificare pazienti con scarsa persistenza. I pazienti con ipertensione e una storia di ictus erano più persistenti. La sospensione è stata associata a precedenti eventi emorragici e malattia renale. Le caratteristiche identificate in questo studio sono molto importati per definire a priori i pazienti con un più alto rischio di non-persistenza prendendo le dovute misure per migliorare la prosecuzione a corretta a lungo termine di una così importante terapia.


Bibliografia

  1. Ferroni E, Gennaro N, Costa G, Fedeli U, Denas G, Pengo V, et al. Real-world persistence with direct oral anticoagulants (DOACs) in naive patients with non-valvular atrial fibrillation. Int J Cardiol. 2019;288:72-5.

Gentian Denas

Clinica Cardiologica dell'Università degli Studi Padova

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