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Il primo studio ha analizzato il rapporto tra obesità e il livello di coagulabilità del sangue, evidenziando come questo sia più elevato nei soggetti sovrappeso e tenda a diminuire con il calo ponderale. Il secondo ha evidenziato che l’aspirina in questa categoria di pazienti ha un effetto anti-piastrinico inferiore rispetto allo stesso trattamento somministrato nei soggetti non-obesi.

L’obesità, definita come indice di massa corporea >30 Kg/m2, è una delle condizioni patologiche emergenti. Se non sarà invertita l’attuale tendenza, si stima che nel 2025 il 20% della popolazione mondiale possa essere sovrappeso. L’obesità è associata alla sindrome metabolica che comporta, fra l’altro, l’insorgenza di diabete di tipo II e di malattie cardiovascolari, tanto che alcuni di questi pazienti, a giudizio del medico, sono sottoposti a profilassi antitrombotica.

Recentemente, sono apparsi nella letteratura internazionale due lavori originali italiani che focalizzano l’attenzione sull’associazione fra obesità e ipercoagulabilità (rischio trombotico). Il primo1 è uno studio condotto su una popolazione di soggetti obesi, sottoposti a posizionamento endoscopico del palloncino gastrico, allo scopo di ridurre l’indice di massa corporea. Su questi soggetti è stata valutata la capacità del plasma di generare trombina (GT). La trombina è l’enzima principale della coagulazione, capace di trasformare il fibrinogeno in fibrina, che è uno dei costituenti del trombo intravascolare. Gli autori hanno valutato la GT, a seguito della stimolazione della coagulazione in vitro, prima del posizionamento del palloncino e dopo sei mesi, a seguito della rimozione. Lo studio prevedeva anche un gruppo di controllo di soggetti normo-peso che (ovviamente) non erano sottoposti alla procedura, ma sui quali veniva valutata la GT. Lo studio conferma come la GT sia aumentata nei soggetti obesi prima dell’intervento, rispetto ai controlli. Questa informazione, già nota in letteratura, spiega (almeno in parte) il rischio trombotico a cui è soggetto l’obeso. Lo studio ha però dimostrato, sugli stessi soggetti studiati prima e dopo l’intervento, che la correzione dell’obesità riduce in maniera significativa la GT, suggerendo quindi che al calo ponderale si possa associare un minore rischio trombotico.

Il secondo studio2 valuta la farmaco-cinetica e la farmaco-dinamica dell’aspirina nel soggetto obeso. Su un gruppo di soggetti obesi e su un corrispondente numero di controlli non obesi, gli autori hanno valutato, attraverso la misura di alcuni parametri plasmatici, che si ritrovano nel sangue a seguito del trattamento con aspirina, che il farmaco nei soggetti obesi presenta un effetto anti-piastrinico inferiore a quello dei soggetti non-obesi di controllo, sottoposti allo stesso trattamento. Ambedue gli studi contribuiscono a chiarire i meccanismi trombogenici (il primo) e l’efficacia della prevenzione antitrombotica (il secondo) dei soggetti obesi.


Bibliografia

  1. Tripodi A, et al. Body mass index reduction improves the baseline procoagulant imbalance of obese subjects. J Thromb Thrombolysis 2019. doi: 10.1007/s11239-019-01818-9.
  2. Petrucci G, et al. Obesity is associated with in vivo platelet activation and impaired responsiveness to once-daily, low-dose aspirin. J Thromb Haemost 2019. doi: 10.1111/jth.14445.

Armando Tripodi

Professore Ordinario di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Milano

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