Si chiama START-COVID-19, i suoi dati non sono ancora stati pubblicati, ma è un progetto estremamente importante. Avviato ad Aprile 2020 e promosso dalla Fondazione Arianna Anticoagulazione, vuole cercare di analizzare e dare una risposta ai quesiti clinici tuttora aperti.

La diagnosi della sindrome antifosfolipidica (APS) richiede la presenza di un criterio clinico (trombosi o morbilità in gravidica) e un test di laboratorio costantemente positivo tra coloro che esplorano la presenza di anticorpi antifosfolipidi (aPL) [Lupus Anticoagulant (LA), anti-cardiolipina IgG/IgM (aCL) e anti β2-glicoproteina I (aβ2GPI)].

Uno studio italiano analizza l’effetto dei farmaci usati per contrastare il COVID-19 sulla concentrazione plasmatica degli anticoagulanti orali diretti (DOAC). Non si possono trarre conclusioni definitive ma gli autori consigliano di valutare in modo personalizzato il prosieguo della terapia DOAC con in caso di coronavirus.

Un gruppo di medici lombardo ha osservato il fenomeno utilizzando il Cardiac Arrest Registry regionale per avere una comparazione con l'anno scorso.

Uno studio italiano ha esaminato due casi di emorragia gastrointestinale legata apparentemente alla malattia causata da SARS-CoV-2. In letteratura non si segnalano casi analoghi e sono necessarie ulteriori ricerche prima di affermare che esiste un rapporto di causalità tra i due eventi.

Uno studio italiano cerca di fare luce sulla correlazione tra l’infiammazione e i problemi coagulativi e supporta l’adozione di misure antitrombotiche nei pazienti affetti.

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