Una ricerca italiana invita alla prudenza prescrittiva, suggerendo che un ritardo nell’avvio della terapia anticoagulante nei pazienti con trasformazione emorragica non aumenta il rischio di recidive ischemiche, come precedentemente temuto.

Il primo studio ha analizzato il rapporto tra obesità e il livello di coagulabilità del sangue, evidenziando come questo sia più elevato nei soggetti sovrappeso e tenda a diminuire con il calo ponderale. Il secondo ha evidenziato che l’aspirina in questa categoria di pazienti ha un effetto anti-piastrinico inferiore rispetto allo stesso trattamento somministrato nei soggetti non-obesi.

Uno studio osservazionale italiano ha seguito per un anno oltre 11.000 pazienti con fibrillazione atriale confermando i vantaggi della terapia anticoagulante, particolarmente nelle categorie ad alto rischio tromboembolico.

La Ricerca Italiana approfondisce l’incidenza di trombosi venosa profonda prossimale degli arti inferiori in pazienti consecutivamente ricoverati nel reparto internistico.

Il Registro di Fondazione Arianna Anticoagulazione ha condotto in questi anni a una fitta “gemmazione”: sono oltre 20 gli articoli pubblicati e un buon numero gli studi che stanno predisponendo i protocolli. Al Convegno bolognese ne sono stati presentati alcuni.

Uno studio condotto dall’Università dell'Insubria ha dimostrato che il rischio effettivo di riscontro di emorragia cerebrale in pazienti che arrivano in Pronto Soccorso con un leggero trauma cranico e assumono terapia anticoagulante è piuttosto basso e comunque accettabile.

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