Sono stati recentemente resi i noti su Journal of Clinical Oncology i dati di uno studio di confronto tra dalteparina e un anticoagulante orale diretto, il rivaroxaban, per il trattamento del tromboembolismo venoso (TEV) nei pazienti con cancro.

Sono da poco stati pubblicati su Lancet i risultati dello studio MANAGE1, già resi noti alcuni mesi fa nell’ambito del congresso dell’American College of Cardiology ,tenutosi ad Orlando nel marzo scorso.

L’associazione tra stati depressivi, uso di farmaci antidepressivi e maggiore rischio di tromboembolismo venoso era stata prospettata in studi precedenti ed è stata ora confermata da una rassegna sistematica e meta-analisi degli studi disponibili, che globalmente ha esaminato i risultati di oltre 960.000 pazienti.

L’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) è frequente in particolare nella popolazione anziana che è più spesso affetta da fibrillazione atriale (FA) e per questo motivo necessita di terapia anticoagulante.

L’aderenza ai trattamenti farmacologici è fondamentale per garantirne l’efficacia e la sicurezza. Questa considerazione vale in particolar modo per i trattamenti salvavita, come ad esempio quelli anticoagulanti.

L'ictus criptogenetico, in cui la causa dell'evento ischemico non è chiarita, rappresenta ancora una quota consistente del totale di eventi ischemici cerebrali, ed è tassata da peggiore prognosi e più frequenti recidive rispetto alle forme in cui l'eziopatogenesi è nota.

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