L’associazione tra stati depressivi, uso di farmaci antidepressivi e maggiore rischio di tromboembolismo venoso era stata prospettata in studi precedenti ed è stata ora confermata da una rassegna sistematica e meta-analisi degli studi disponibili, che globalmente ha esaminato i risultati di oltre 960.000 pazienti.

L’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) è frequente in particolare nella popolazione anziana che è più spesso affetta da fibrillazione atriale (FA) e per questo motivo necessita di terapia anticoagulante.

L’aderenza ai trattamenti farmacologici è fondamentale per garantirne l’efficacia e la sicurezza. Questa considerazione vale in particolar modo per i trattamenti salvavita, come ad esempio quelli anticoagulanti.

L'ictus criptogenetico, in cui la causa dell'evento ischemico non è chiarita, rappresenta ancora una quota consistente del totale di eventi ischemici cerebrali, ed è tassata da peggiore prognosi e più frequenti recidive rispetto alle forme in cui l'eziopatogenesi è nota.

Nel corso del congresso della International Society on Thrombosis and Haemostasis (ISTH), che si è svolto a Dublino, è stata trattata anche la gestione peri-operatoria della terapia anticoagulante. In particolare il Prof. Peter Verhamme dell’Università di Leuven, in Belgio, ha riassunto le attuali evidenze su questo argomento.

La sindrome post-trombotica (PTS) è una condizione cronica che si sviluppa nel 25-50% dei pazienti dopo un episodio di trombosi venosa profonda degli arti inferiori.

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