La molecola sembra essere promettente, con elevate percentuali di riduzione dell’attività anti-Xa e soprattutto di emostasi efficace, a discapito tuttavia di un incremento degli eventi trombotici. Una estensione di questo studio è in corso in Germania ed in Giappone e fornirà dati aggiuntivi di efficacia e sicurezza.

Uno studio olandese suggerisce che in chi ha una buona gestione della terapia gli AVK non sono necessariamente superiori ai NAO e che dovrebbe essere tenuta in maggior considerazione la preferenza del paziente.

È quanto emerso da uno studio austriaco che ha osservato 815 persone per 8.5 anni. Sebbene la protezione impartita da livelli ridotti di FXI non sia così elevata, i risultati consentono di guardare con ottimismo allo sviluppo di nuovi farmaci antitrombotici con target FXI.

È noto come il tromboembolismo venoso (TEV) ed il cancro siano strettamente correlati: il cancro è infatti associato a un aumento del rischio tromboembolico di circa 7 volte e lo sviluppo di TEV rappresenta un fattore prognostico negativo indipendente nei pazienti oncologici.

Ciascuna delle due patologie aumenta il rischio di contrarre anche l’altra. Si è affrontato il loro delicato equilibrio durante una sessione del 4° Convegno di Anticolagulazione.it che si è tenuto a Bologna nel mese di Febbraio.

Se ne è discusso durante una tavola rotonda al 4° Congresso di Anticolagulazione.it che si è tenuto a Bologna a Febbraio.

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