Un recente studio condotto in Austria e pubblicato sulla rivista Blood, ha indagato il ruolo delle immunoglobuline-M (IgM) nel meccanismo di prevenzione della trombosi attraverso il legame alle microvescicole.

La parte che più caratterizza visivamente il nuovo coronavirus sarebbe in grado di provocare un danno diretto alle pareti dei vasi sanguigni, aumentando il rischio di trombosi e ictus.

Uno studio canadese conferma che le donne che hanno un evento di tromboembolismo venoso durante trattamento con anticoncezionali orali hanno un rischio significativamente ridotto di recidiva, come già indicato dallo score DASH. Un dato questo che influisce sulla decisione in merito alla durata del trattamento anticoagulante.

Una recente meta-analisi ha stabilito che i test per la trombofilia congenita e acquisita nelle persone con occlusioni vascolari della retina sono inutili. Questo ci permette di dire che questi esami vanno evitati poiché sono considerati una pratica non adeguata, uno spreco di risorse e perché generano false aspettative nei pazienti.

L’analisi dei dati dello studio CARAVAGGIO ha confermato l’efficacia e la sicurezza dell’anticoagulante orale diretto apixaban anche nel paziente in chemioterapia. L’assunzione di questo farmaco evita la somministrazione sottocutanea di eparine, particolarmente fastidiosa per le persone che stanno curando un tumore.

Si è recentemente svolto l’ICTHIC, durante il quale si è affrontato il tema della coagulazione nei pazienti con SARS-CoV-2. Di seguito i contributi più significativi emersi.

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