L’INR ha costituito una svolta epocale nella storia dell’anticoagulazione ed è attualmente raccomandato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità. “L’intervallo terapeutico” entro il quale deve essere mantenuto il paziente varia da 2.0 a 3.0 nella scala INR. In parole semplici, questo significa che la dose efficace e sicura del farmaco deve essere tale da “scoagulare” il sangue del paziente da 2 a 3 volte rispetto a quello del sangue normale. Al di fuori di questo intervallo la terapia potrebbe non essere efficace e sicura. Il rischio emorragico è tanto più elevato quanto più l’INR è maggiore di 3.0; di contro il rischio trombotico è tanto più elevato quanto l’INR è minore di 2.0.

E’ importante, però , ricordare che eventi trombotici o emorragici, anche se rari, si possono occasionalmente verificare anche se il paziente è all’interno dell’intervallo terapeutico. Lo sforzo costante è quello di mantenere il paziente all’interno dell’intervallo terapeutico per la maggior parte del tempo. Questo risultato si ottiene attraverso lo sforzo congiunto del laboratorio, che produce un INR affidabile e quello del medico prescrittore, che aggiusta con perizia la dose del farmaco.

Armando Tripodi

Professore Ordinario di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Milano

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