Il paziente obeso rappresenta una sfida per il medico: non sempre si riesce ad ottenere il risultato terapeutico sperato a causa di vari fattori. Che fare? 

L’obesità è un problema medico-sociale in costante incremento: è stimato che nel 2030 i pazienti obesi saranno più del 50% della popolazione, mentre più del 10% avrà un BMI>40 kg/m2 (obesità severa).

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Ogni anno si verificano circa 300.000 morti per problemi legati all'obesità. È stato stimato che se non si interviene tempestivamente, la prevalenza dell'obesità aumenterà fino al 58% circa entro il 2030.

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Quattro anticoagulanti orali ad azione diretta: dabigatran, apixaban, edoxaban e rivaroxaban sono stati approvati in molti paesi per il trattamento del tromboembolismo venoso, la prevenzione del TEV dopo l'artroplastica dell'anca e del ginocchio e la prevenzione dell'ictus ischemico in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare. Nei foglietti illustrativi dei NAO, non vi è indicato nessun aggiustamento della dose in ragione del BMI per i pazienti obesi.

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Direttamente dall'ISTH SSC Committee che si è tenuto lo scorso luglio a Dublino, la Dr.ssa Testa ci racconta delle novità dello studio MAS e ci spiega qualcosa in più rispetto al trattamento del paziente obeso.

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Redazione

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