I farmaci anticoagulanti hanno lo scopo di curare o prevenire la trombosi, mediante lo scioglimento del trombo intravasale (si parla di “trattamento”) o impedendo che esso si riformi dopo un primo evento (si parla di “profilassi”).


A differenza di molti altri farmaci, l’efficacia e la sicurezza degli anticoagulanti non è sempre prevedibile quando il farmaco è somministrato a dose fissa. A volte diventa importante valutarne efficacia e sicurezza ed eventualmente aggiustare la dose mediante un test di laboratorio. A questo riguardo esistono, però, importanti differenze fra i diversi farmaci anticoagulanti.


Eparina non frazionata

Si somministra endovena o sottocute e quando usata per il trattamento richiede un continuo controllo di laboratorio mediante il test denominato “tempo di tromboplastina parziale attivato (APTT)”. A seconda della condizione clinica i livelli terapeutici dell’APTT possono variare entro certi limiti: ad esempio, nel trattamento del tromboembolismo venoso (TEV) o dell’embolia polmonare (EP) la quantità di eparina non frazionata da somministrare deve essere tale da allungare da 1.5 a 2.5 volte l’APTT del controllo normale. E’ importante ricordare che esistono diversi APTT disponibili in commercio che, a causa della loro differente formulazione, possono dimostrare un prolungamento variabile (sensibilità) alla stessa dose di eparina. Sfortunatamente, non esiste una adeguata standardizzazione fra i diversi APTT e, pertanto, l’intervallo terapeutico per l’APTT può occasionalmente differire dal classico 1.5-2.5. Il laboratorio è comunque in grado di determinare l’intervallo appropriato per il proprio APTT. L’eparina non frazionata, quando usata per la profilassi del TEV non necessita di norma di un controllo di laboratorio e la dose può essere fissa.


Eparina a basso peso molecolare
(più comunemente nota come LMWH)

Si somministra sottocute, non necessita (in generale) di alcun controllo di laboratorio e la dose per il trattamento o la profilassi del TEV può essere fissa, sulla base della condizione clinica e del peso corporeo. Esistono casi particolari per i quali è necessario un controllo di laboratorio, che si esegue mediante il test per la misura dell’attività inibitoria del plasma al fattore Xa (anti-FXa). Questi riguardano la gravidanza, il trattamento prolungato, l’età pediatrica, l’insufficienza renale e tutti i casi per i quali si registrano eventi trombotici e/o emorragici in corso di terapia. In questi casi la dose di LMWH deve essere aggiustata in maniera da raggiungere livelli di anti-FXa pari a 0.5-1.0 Unità.

L'Uso di LMWH per la profilassi del TEV non richiede di regola alcun controllo di laboratorio.


Farmaci anti-vitamina (AVK)

Gli AVK (più comunemente noti come “cumadin” e “sintrom”) sono farmaci per uso orale. La dose di AVK efficace e sicura non può essere in alcun modo predetta sulla base della condizione clinica e/o delle caratteristiche del paziente. Pertanto, è richiesto un controllo di laboratorio continuo e frequente, mediante il quale è possibile individualizzare la dose nel singolo paziente. Il test usato è il tempo di protrombina (PT).

Nonostante i suoi indubbi vantaggi (semplicità di esecuzione, basso costo e buona dose-risposta al farmaco) il PT soffre di un notevole svantaggio: le varie tromboplastine del commercio, usate per il test, dimostrano una diversa sensibilità. Infatti, può accadere che lo stesso paziente possa essere giudicato adeguatamente anticoagulato, poco o troppo anticoagulato se il test è eseguito in laboratori che usano tromboplastine sensibili, poco o molto sensibili agli AVK.

E’ fondamentale tenere presente la questione in quanto, se non risolta, comporterebbe almeno due problemi pratici che limiterebbero di fatto l’uso di questa terapia salva-vita. Non potrebbero essere usati gli “intervalli terapeutici universali”, che sono emersi dagli studi clinici degli ultimi 30 anni e che hanno documentato l’efficacia e la sicurezza degli AVK in diverse condizioni cliniche. In ogni caso il paziente sarebbe costretto a riferirsi sempre allo stesso laboratorio, limitando di fatto la sua mobilità.

Armando Tripodi

Professore Ordinario di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Milano

Hai delle domande da porre all'autore?

Vuoi pubblicare un tuo commento in questa pagina?

il tuo commento sarà pubblicato dopo approvazione del CdR





Codice di sicurezza
Aggiorna

TI PIACCIONO QUESTI ARTICOLI?
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Inserisci i tuoi dati per ricevere gratuitamente la newsletter di anticoagulazione.it

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Link alla Normativa