Una volta c’era solo il warfarin. Questo farmaco salvavita ha fatto sì che milioni di persone nel mondo potessero condurre una vita tranquilla, tenendo sotto controllo patologie gravi, quali: infarto miocardico acuto, tromboembolismo venoso (TEV), fibrillazione atriale e ictus.

È un farmaco efficace e ben tollerato, ma un po’ impegnativo, in quanto richiede il controllo circa ogni 20 giorni del livello di anticoagulazione del sangue per eventualmente “aggiustare” la dose. Ma dall’altro lato l’impegno richiesto a controllare la “fluidità’” del sangue (espressa come INR) è bilanciato da una buona aderenza alla terapia da parte del paziente. Il fatto di dover controllare autonomamente o presso un centro, pubblico o privato, l’INR aiuta a tener la situazione ben monitorata.

Da qualche anno hanno incominciato a essere disponibili i nuovi anticoagulanti orali, che possono essere assunti a dose fissa. Questo significa che non deve essere fatta alcuna modifica al dosaggio. Le nuove molecole sono a seconda dei casi da assumere una o due volte al giorno. E al momento non sono previsti controlli di laboratorio per il monitoraggio, se non in situazioni del tutto eccezionali. L’impegno principale per il paziente è di seguire scrupolosamente la terapia e le indicazioni dello specialista. La persona deve adeguarsi alle raccomandazioni del medico per quanto concerne i tempi, le dosi e la frequenza nell’assunzione del farmaco per l’intero periodo della terapia che può essere per tutta la vita.

Ma questo non sempre avviene, la persona si sente bene e può capitare che dimentichi di assumere il farmaco. Oppure, cosa più grave, che decida autonomamente di ridurre la dose prescritta dallo specialista… La cosa importante da sapere è che i nuovi anticoagulanti orali hanno un tempo determinato di efficacia. Questo significa che se ad esempio la terapia deve essere assunta ogni 12 ore, una volta trascorso questo tempo la concentrazione nel sangue si dimezza e quindi si riduce la copertura per la persona. La mancata assunzione per più di due giorni può vanificare il beneficio legato all’assunzione del farmaco per tutti gli anni precedenti! Questi sono farmaci salvavita indicati per il trattamento del TEV e la prevenzione di patologie che possono avere conseguenze anche gravi e a volte letali, come l’ictus, l’aderenza al trattamento è fondamentale.

La principale causa di non efficacia delle terapie è proprio dovuta alla scarsa aderenza alle prescrizioni del medico e questa è associata a un aumento del numero di interventi di assistenza sanitaria, dei casi di malattia e della mortalità. Questo risulta essere un danno per i pazienti, per il sistema sanitario e per la società.

Livia Gamondi

Redazione

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