La malattia tromboembolica polmonare si presenta in modo estremamente eterogeneo, potendo variare da forme che mettono a rischio la vita del paziente fino a entità paucisintomatiche che spesso restano non diagnosticate.

La trombosi venosa superficiale degli arti inferiori, che colpisce abitualmente un tratto della vena safena senza essere associata a trombosi venosa profonda (TVP) o embolia polmonare (EP), è una manifestazione clinica relativamente frequente.

La ricerca, guidata dal Dott. Stefano Fumagalli della Geriatria dell’Università degli studi di Firenze1, ha raccolto i dati di 41 Centri Europei in 14 diversi paesi, con lo scopo di valutare la proporzione di pazienti anziani con fragilità tra coloro che sono in trattamento per aritmie cardiache.

In questo video il Dr. Alberto Tosetto ci spiega il funzionamento dello score DASH.

L’individuazione dei pazienti con embolia polmonare (EP) acuta emodinamicamente stabili però ad alto rischio di complicanze a breve termine, quali morte o shock, è di fondamentale importanza clinica, ma non di facile attuazione. Per questo, sono stati proposti diversi modelli di stratificazione del rischio, in cui viene attribuito un punteggio a parametri che esplorano la funzionalità cardiaca, respiratoria e il danno miocardico.

I risultati di uno studio multicentrico internazionale (RAF), coordinato dal Dr. Maurizio Paciaroni e dalla Dr.ssa Monica Acciaresi dell'Università di Perugia, hanno recentemente dimostrato che esiste una correlazione tra il punteggio CHA2DS2-VASc, utilizzato in clinica per predire il rischio di ictus in pazienti con fibrillazione atriale (FA), e la gravità dell'ictus alla presentazione, la disabilità e la mortalità a 90 giorni dall'evento1.

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